Sicurezza
Bancarotta la Cassazione conferma le condanne
MASSA-CARRARA. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne a carico di Adabella Alibani, 60enne di Massa, e Flavio Lazzini, 57enne di Carrara, che erano assistiti dall’avvocato Francesco Virgone....
MASSA-CARRARA. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne a carico di Adabella Alibani, 60enne di Massa, e Flavio Lazzini, 57enne di Carrara, che erano assistiti dall’avvocato Francesco Virgone. Entrambi chiedevano che la Suprema Corte riformasse la sentenza della Corte d'appello di Genova che aveva a sua volta confermato quella emessa dal giudice di primo grado, ovvero le condanne di Adabella Alibani e Flavio Lazzini per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale in relazione al fallimento della Siges srl, dichiarato il 16 febbraio 2004. Secondo la ricostruzione operata dai giudici di merito gli imputati - operando Alibani quale amministratrice di diritto e Lazzini quale amministratore di fatto - avrebbero sottratto attività sociali per complessivi euro 727.958, mascherando la distrazione con la dichiarazione di costi insussistenti per € 580.000 e simulando pagamenti a terzi per € 275.150; inoltre, avrebbero tenuto le scritture contabili in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari. Alla base della decisione - si ricorda - vi sono le dichiarazioni del curatore fallimentare (che aveva sostituito il precedente curatore, dimessosi) e documentazione varia. Nel suo ricorso, a nome di entrambi, l’avvocato difensore sostneva invece, tra l’altro, che «Il giudice d'appello non ha fornito risposta alle specifiche censure, laddove era stata fatta rilevare l'impossibilità di stabilire quale documentazione fosse stata consegnata al primo curatore ed era stato escluso che l'omessa tenuta della documentazione contabile, relativamente al solo anno 2003, avesse reso impossibile la ricostruzione dell'andamento della gestione. L’avvocato difensore contestava inoltre che fosse stata rigettata, dalla Corte d'appello, la richiesta di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale mediante l'audizione del dipendente della Siges addetto alla tenuta della contabilità - sulla base di un equivoco: il fatto, cioè, che fossero già stati esaminati i suoi "superiori", mentre a suo dire i testi già esaminati erano solo dei commercialisti esterni, incaricati dal dipendente di inviare le dichiarazioni annuali dei redditi. Tale equivoco avrebbe indotto la Corte d'appello a escludere un teste a discarico. E ancora, dice l’avvocato, «La Corte d'appello ha motivato il giudizio di responsabilità della contestata distrazione sulla base di uno scritto di Lazzini, a cui è stato attribuito valore sostanzialmente confessorio, senza tener conto delle appropriazioni effettuate dal precedente curatore».
Ma secondo la Cassazione i motivi di ricorso «sono tutti manifestamente infondati». Tra l’altro, si fa notare che la Corte d’Appello ha rimarcato che il ruolo di Lazzini nella Siges srl è stato ricostruito sulla base delle dichiarazioni di due testimoni e di un documento consegnato da Lazzini al curatore, in cui è indicato il destino dei 581.000 euro del saldo cassa, mancanti all'appello. Insomma, ricorso inammissibile; i ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende: 2.000 euro ciascuno.
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