Trasporti
ErreErre, il processo riparte da zero
Quando sembrava vicino l’ennesimo rinvio il collegio ha deciso di risentire i primi testimoni
MASSA CARRARA. Il processo ErreErre è ripartito da zero. Dopo che ieri mattina sembrava imminente un nuovo rinvio perché uno dei giudici del nuovo collegio (Alice Serra), che deve pronunciare la sentenza nei confronti dei dodici imputati alla sbarra, ha temuto di essere incompatibile, perché si sta occupando di un procedimento su una vicenda collegata all’impianto di bricchettaggio (reati di natura fiscale). Così il presidente Augusto Lama ha riunito la camera di consiglio e dopo due ore ha deciso che si poteva andare avanti. L’udienza è proseguita con due testi che avrebbero dovuto soltanto confermare quanto già detto, ma che alla fine hanno risposto a nuove domande delle parti. L’ex sindaco di Massa Roberto Pucci, convocato a testimoniare per la seconda volta, ha confermato quanto già raccontato. Completando però la sua versione su input della parte civile e dell’accusa. Come lui ha fatto il luogotenente della finanza che ha svolto le indagini. Si torna in aula il 28 marzo, con altri tre testi.
Bisogna fare presto. La prescrizione per alcuni reati è già arrivata, mentre per altri - come la truffa, il peculato e l’associazione a delinquere - c’è spazio fino al 2020. il timore è di non arrivare a fondo neppure al primo grado di giudizio. Alla fine del 2017 si sono cancellati i capi di imputazione relativi alla corruzione aggravata continuata (a carico di alcuni degli imputati e, nello specifico di Domenico Del Carlo, Luciano Bertoneri, Del Freo e Roberto Vaira). La truffa aggravata a carico di Del Carlo e Cardinotti invece si è prescritta un anno fa. Per quel che riguarda la frode nelle forniture pubbliche la prescrizione scatterà invece nel giugno del 2018. Sono già andati prescritti altri capi di accusa a carico di chi è alla sbarra come il falso, l’omissione di atti d’ufficio. Insomma, rispetto al lavoro fatto dalla procura quello che rimane in ballo è davvero poca cosa. Eccetto l’associazione.
Il problema, ripartendo da zero, è che non si acquisisce solo quello che hanno detto i testimoni che sono già stati sentiti nelle tredici udienze che ci sono state a partire dell’aprile 2014, ma spuntano altre domande. Come ieri. In teoria i testi devono confermare quanto già esposto durante la loro prima deposizione, ma le parti hanno la facoltà di poter chiedere degli aggiornamenti o dei chiarimenti. Siamo ancora alla lista del pubblico ministero (nel frattempo il sostituto procuratore Marco Mansi ha preso il posto della collega Rossella Soffio) e quelli delle difese sono tantissimi. Insomma la sentenza arriverà tra un bel po’ di tempo, con altre prescrizioni che faranno svanire reati dal capo di imputazione. E l’associazione a delinquere tutta da dimostrare. Serve un fitto calendario delle udienze, altrimenti senza condanne le parti civili vedranno svanire anche la speranza di un risarcimento in sede civile. (d.d.)
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