Gioco
Caccia a chi ha aiutato il latitante in fuga
Altre persone potrebbero essere indagate come la compagna e il compaesano di Giammarinaro
MASSA. L’indagine del nucleo investigativo dei carabinieri su Francesco Giammarinaro, trapanese di 47 anni, diventato latitante dopo essere evaso dal carcere grazie alla semilibertà, prosegue. I militari hanno già denunciato tre persone (la compagna dell’uomo, il figlio della donna e un compaesano del malvivente che lo ospitava a Collesalvetti) ma non si fermano qui perché l’impressione è che altri lo abbiano aiutato in questi tre mesi di fuga.
Un malvivente, Giammarinaro, dedito alle rapine e al traffico internazionale di stupefacenti. Uno abituato a vivere di espedienti e capace di cancellare le tracce del suo passaggio. Come testimonia il viaggio in Spagna a bordo di un Suv, subito dopo il mancato rientro, quando sapeva che ancora non si erano attivate le ricerche. E il successivo trasfertimento in Marocco con un pullman di linea, quello che utilizzano i magrebini per tornare nella loro terra di origine. Dal nordafrica poi è rientrato in Sicilia con un traghetto, una capatina a Trapani eppoi di nuovo in Toscana (col treno), dalla sua donna. Una quarantenne massese che gli ha fatto perdere la testa, dopo che l’aveva conosciuta mentre lavorava nel vivaio che il giudice della libertà aveva individuato per provare a redimerlo.
Giammarinaro ha istruito tutti quelli che lo hanno aiutato dal 16 novembre. La sua amante fingeva di doverlo incontrare per capire se i carabinieri la seguivano: usciva, saliva in auto e staccava il cellulare. Raggiunta la destinazione scendeva dalla vettura, entrava in un bar a bere un caffè, risaliva sulla vettura e rientrava a Massa. E magari aveva percorso un centinaio di chilometri. Scaltra, ma a San Valentino Cupido ha fatto un brutto scherzo anche a lei. In Marocco ha ricevuto del denaro che gli ha permesso di sopravvivere all’estero, perché per le spese che ha sostenuto al suo rientro in Italia ha utilizzato delle carte Postpay intestate a persone non direttamente riconducibili a lui. Come il compaesano che, oltre a dargli ospitalità nella casa dove poi è stato arrestato, gli ha anche messo a disposizione la sua carta di identità (a cui aveva sostituito la fotografia). L’uomo, denunciato a piede libero, risiede a Collesalvetti, località Stagno. I carabinieri del nucleo investigativo hanno fatto scattare le manette appena il latitante è tornato da Venezia, dove si era recato per fare un salto al casinò. Un vizio che, facendo l’operaio, non poteva coltivare come desiderava.
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