Il Tirreno

Massa, arrestato dopo tre mesi di latitanza

La conferenza stampa al comando dei carabinieri
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La conferenza stampa al comando dei carabinieri

Francesco Giammarinaro, detenuto in semilibertà, non era rientrato in carcere a novembre. Preso dai carabinieri

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MASSA. Ha approfittato del regime di semilibertà che gli avevano concesso per evadere dalla casa circondariale di Massa: Francesco Giammarinaro, 47 anni, invece di rientrare in cella ha deciso di darsi alla latitanza. Un detenuto pericoloso perché autore di numerose rapine (un paio anche nella nostra provincia, ma soprattutto nel nord Italia) e corriere di una gang dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Eppure sembrava cambiato, tanto che in estate il giudice della libertà aveva consentito di farlo uscire dal carcere per cominciare a lavorare in un vivaio sull’Aurelia. Semplice operaio, ma sembrava un impiego adatto a lui. Nessuna nota negativa da parte del titolare, anzi era sempre puntuale nell’eseguire gli ordini che gli venivano dati.
Fino alla sera del 16 novembre, quando invece di tornare in via dei Pellegrini è diventato uccel di bosco. Così è scattata la denuncia per evasione, eppoi il tribunale lo ha dichiarato latitante. È stato il nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri a mettersi sulle sue tracce. Gli uomini del tenente colonnello Tiziano Marchi lo hanno preso dopo tre mesi di indagini difficili, perché Giammarinaro non solo sapeva come muoversi ma era anche protetto da una rete di amici e conoscenti che gli hanno facilitato la latitanza. Da malvivente esperto si è privato di qualunque tipo di apparecchio che potesse essere localizzato grazie alle celle telefoniche o al gps. Per comunicare usava le cabine telefoniche. Poi ha sfruttato le sue conoscenze: da corriere della droga faceva spesso viaggi in Spagna e Marocco.

E proprio quelle sono state le sue prime mete, quando per lui restare in Italia sarebbe stato troppo pericoloso. Ha raggiunto prima Barcellona su un Suv, dove è rimasto alcune settimane, poi è andato a Valencia e da lì con un pullman si è trasferito in Marocco. Probabilmente ha ricevuto del denaro che gli ha permesso di sopravvivere all’estero, perché per le spese che ha sostenuto al suo rientro (in traghetto) ha utilizzato delle carte Postpay intestate a persone non direttamente riconducibili a lui. Come un compaesano (il malvivente ha origini trapanesi) che, oltre a dargli ospitalità nella casa dove poi è stato arrestato, gli ha anche messo a disposizione la sua carta di identità (a cui aveva sostituito la fotografia). L’uomo, denunciato a piede libero, risiede a Collesalvetti, in provincia di Livorno, località Stagno. I carabinieri del nucleo investigativo hanno fatto scattare le manette appena il latitante è tornato da Venezia, dove si era recato per fare un salto al casinò. Un vizio che, facendo l’operaio in un vivaio in regime di semilibertà, non poteva coltivare come desiderava. Ed è stata proprio la bella vita a farlo tornare in prigione, insieme all’altro tallone d’Achille: l’amore per una donna massese, con cui è rimasto in contatto durante questi mesi. Incontrandola come possono fare due amanti che non si vogliono far scoprire dai rispettivi partner: di nascosto. Anche a San Valentino, nell’appartamento di Collesalvetti. L’ultima follia che ha dato la certezza ai carabinieri che l’avrebbero preso nel giro di poco tempo. E infatti il blitz che ha messo fine alla sua fuga è scattato la settimana dopo il giorno degli innamorati. Ai militari non ha detto nulla, non ha neppure tentato di scappare. Tanto sapeva di non avere più scampo. Anche la sua donna è stata denunciata a piede libero. E così pure il figlio di quest’ultima, che sapeva chi frequentava la madre e non ha detto nulla alle forze dell’ordine. Anzi ha agevolato un malvivente ricercato in Europa e non solo. <QM>

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di Redazione Massa