Sicurezza
Residenza pubblica e regolamento Per gli Arancioni è tutto da rifare
Il gruppo consiliare: «Non si può rinunciare a costruire alloggi popolari monetizzando il valore» Duro attacco anche ad Adriano Tongiani (Leu): «In un’area di sua proprietà previsti 15 alloggi»
MASSA. È in stand by il consiglio comunale. Tornerà a riunirsi lunedì pomeriggio per parlare di regolamento urbanistico. Ed è sul regolamento che intervengono, con un nota, Fabrizio Brizzi, Carmen Menchini, Silvia Francini e Andrea Ofretti. Insomma, l’intero gruppo consiliare degli Arancioni. Per loro non c’è dubbio: il regolamento va cambiato. L’attenzione è focalizzata sulla residenza abitativa pubblica: «L’articolo 115 del piano strutturale - è l’incipit della nota - prevedeva una quota dell’offerta abitativa a residenza abitativa pubblica. Il regolamento ha il compito di tradurre in scelte questo indirizzo. La nostra città ha richieste per 480 nuclei familiari. Il regolamento adottato fa la scelta di distribuire questa presenza nei vari ambiti di intervento invece di costruire nuovi insediamenti ad hoc. Alcuni cittadini nelle osservazioni chiedono di poter monetizzare questa prescrizione (cioè pagano senza costruire alloggi pubblici), altri invece la accettano senza fare osservazioni. Nelle controdeduzioni a queste osservazioni - sottolineano gli Arancioni - si risponde in modo altalenante: a qualcuno si risponde va bene, ad altri si risponde di no, ad altri ancora si dice si vedrà. La commissione consiliare urbanistica, in questi mesi, ha proposto ed il consiglio ha approvato un atto di indirizzo affinchè il regolamento preveda soluzioni per i cittadini bisognosi di una casa a canone sociale. Il consiglio non ha ancora esaminato queste osservazioni, ma nel nuovo testo delle Norme Tecniche di attuazione (Nta), distribuito in questi giorni, si legge una modifica alle norme adottate (art. 120) - un testo non votato da nessuno né durante l’adozione né durante il dibattito in commissione, né in consiglio - che recita: “Il soggetto attuatore delle previsioni di un ambito ha facoltà di proporre al Comune l’alternativa fra cedere la percentuale di edilizia sociale prevista o monetizzare la medesima tenendo conto del plusvalore (…) Il Comune, valutati e comparati gli effetti della alternativa proposta, stabilisce l’operatività conseguente”. Da dove arriva questa proposta? - si chiede il gruppo Arancione - Dall’osservazione 1349 del 14 gennaio 2016 a firma di Adriano Tongiani allora segretario del Pd ed oggi passato a Liberi e Uguali. Non sappiamo se quella era una proposta personale di Adriano Tongiani - in quanto anche un’area di sua proprietà è interessata da un progetto di pianificazione (Aru 3.08) con una previsione di 15 alloggi residenziali di cui 2 di edilizia sociale; oppure se era ed è una proposta del Pd e se oggi è una proposta sostenuta dal gruppo consiliare che fa parte di Leu. Forse con quest’operazione subdola di eliminazione dell’edilizia residenziale pubblica stanno operando (come coordinamento cittadino di Leu) - ed ecco la stoccata - quella “svolta neocentrista d’impronta conservatrice” che in questi giorni attribuivano agli Arancioni. Infatti se negli Aru si monetizza invece di costruire edilizia pubblica, bisognerebbe almeno specificare dove alternativamente si va a costruire tale edilizia sociale. In questo modo viene stravolta una scelta giusta e condivisa del piano strutturale e del regolamento: quella di non creare nessuna nuova concentrazione di alloggi in un solo quartiere della città, ma una presenza diffusa nel territorio. Ma vi è anche un’altra conseguenza ancor più grave: se tutto venisse approvato- concludono gli Arancioni - la città non avrà nessuna nuova area e nessun edificio pubblico/privato destinato a residenza sociale, in quanto chi ha predisposto questo regolamento non lo ha previsto e sicuramente per i prossimi 5 anni non ci sarà la possibilità di rispondere a questa esigenza sociale. Gli Arancioni pensano che questa norma vada cambiata. Non si può chiudere un atto così importante senza nessuna previsione e risposta ad una esigenza sociale così diffusa».
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