Il Tirreno

«Corrieri della cocaina con la droga nello zaino»

«Corrieri della cocaina con la droga nello zaino»

Il racconto choc della madre del quindicenne vittima della gang dei coetanei La donna: mio figlio voleva uccidersi, si faccia pulizia in quella scuola

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MASSA. «Pensavo fossero solo capricci, che non volesse andare a scuola perché svogliato. Non ho capito subito cosa stava succedendo. Lo hanno costretto a fare cose che non voleva. Gli hanno rovinato un pezzo della sua adolescenza». Parla la madre del ragazzino di 15 anni, vittima di bullismo, costretto a rubare, a comprare stupefacente, ad appoggiare una gang di minorenni, su cui sta indagando la polizia. Del suo caso abbiamo scritto mercoledì 28. «Tutto è iniziato in maniera normale, purtroppo, per i nostri tempi- inizia la mamma-. Lo prendevano in giro per come si vestiva, perché non aveva le scarpe firmate, gli chiedevano di cedere la sua merenda, di portargli lo zaino, di passargli i compiti. Gli dicevo di non badarci, di non preoccuparsi di quello che pensavano gli altri. Lo rassicuravo che presto avrebbero smesso. Mi sbagliavo». Dal racconto della donna emergono però nuovi particolari che riguardano quello che accadeva all’interno e all’esterno della scuola del figlio: «Ho scoperto tutto grazie ad uno psicologo a cui ci siamo dovuti rivolgere perché mio figlio minacciava il suicidio, terrorizzato dall’idea di tornare a scuola. Ormai sapeva troppe cose, lo minacciavano di tacere, lo avevano sottomesso. Conversazioni terribili- continua la donna- rimaste dentro le chat del gruppo. Pusher minorenni, che si davano appuntamento per dividersi la marijuana; chiedevano soldi, sostegno, cinque euro per la causa comune. Mio figlio è stato invitato ad una festa senza controllo, dove si beveva gin e vodka, e bisognava portare il fumo. “Si fanno le orge stasera” scrivevano in maniera raccapricciante, in un dialogo che di adolescente non aveva più nulla. E poi- continua - la cocaina, che gira nella scuola, portata da ragazzi più grandi, che si servono degli studenti come corrieri». Ed ecco la dichiarazione più scioccante della mamma «Ho visto personalmente ragazzi grandi, non della scuola, entrare nell’istituto. Ho saputo che questi ragazzi costringono i giovani a recarsi, al posto loro, in piazza, ad acquistare la cocaina, che poi si tengono negli zaini, in classe, fino all’ora di uscita, per poi consegnarla. Fanno lezione con la droga negli zaini, qualcuno si è rifiutato, altri no. Ma chi è fuori dal gruppo è una nullità che merita di morire. Come voleva fare mio figlio. Uccidersi perché incapace di essere parte di un gioco perverso. Come può un genitore mandare a scuola un figlio con questo peso?». La mamma racconta di essersi rivolta in Questura, di aver conservato messaggi e foto dello stupefacente, prova di quanto il figlio ha subìto. «Ora chiedo di fare pulizia in quella scuola, per mio figlio, per tutti i ragazzi che studiano lì e per quelli che ci andranno. Non possiamo permettere che rimangano impuniti».

Manuela D’Angelo

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