Il Tirreno

«Il marchio dev’essere legato alla filiera»

«Il marchio dev’essere legato alla filiera»

Figaia e Bondielli (Cisl): ok alla la denominazione del bianco ma deve produrre lavorazione in loco

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CARRARA. «La campagna elettorale sta surriscaldando, a parole, la “querelle marmo” a Carrara, la sua escavazione e la sua poca lavorazione in loco». Lo scrivono in una nota Andrea Figaia segretario confederale Cisl Toscananord e Giacomo Bondielli Filca Cisl.

«La nuova Amministrazione comunale “ grillina “ che doveva approvare subito il regolamento sugli agri marmiferi, come da programma, comunica di avere bisogno di tempo - si legge nella nota - Accade poi un'altra cosa importante: a seguito della sentenza della corte costituzionale un gruppo di imprese inizia, come ampiamente previsto, una causa civile al tribunale di Massa tesa al riconoscimento della natura giuridica privata, degli agri marmiferi, denominati 'beni 'estimati' e di cui, molto a grandi linee, siamo tutti ampiamente edotti. Si era detto: 'può un monte essere privato'? Si, dice il Giudice, e così sia ! Vedremo poi tutti i ricorsi nelle varie giurisdizioni. A questo punto si scatenano anche mediaticamente gli industriali. Prima dichiarando di volere libertà di impresa e, poi, un po' incredibilmente, dichiarandosi ad essa contraria ( 'siamo terrorizzati' ) chiedendo le concessioni a vita, in quanto la legge 35 invece fissa un limite di durata, aumentabile solo sviluppando una filiera locale, che al momento appare invece quanto mai deficitaria».

«I monti calano visibilmente - proseguono Figaia e Bondielli - i marmi scendono dalla ex nuova via dei marmi pagata dai carraresi e vengono imbarcati a la Spezia o Livorno, anche perchè la Regione non autorizza da qualche anno il dragaggio del porto, nuove cave sono state autorizzate in zona cesarini. Devono essere previste modalità premianti che diano concretezza alla filiera ed alla sicurezza. La Cisl chiede impegni concreti, piani di investimento, capannoni che fanno lavoro, assunzioni, prodotti, mercati, filiera».

«Da ultimo il marchio del marmo - si chiude la nota - Marchio che avrà un valore, se lo avrà, certamente, se legato alla lavorazione in loco del materiale. Altrimenti il marmo andrà via, come ora e più di ora, scendendo dalla via dei marmi pagata dai cittadini carraresi, e tornerà, dopo essere stato lavorato in Cina o in India, fregiandosi pure del logo. Marchio quindi si ma se lavorato qua in una logica e con un disciplinare di distretto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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