Il Tirreno

Risarcimenti, quando Genova non ha fretta

La sezione civile del capoluogo ligure fissa le udienze a distanza di due anni dal primo grado

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MASSA. L’odissea dei familiari dei defunti coinvolti nello scandalo cremazioni accende i riflettori sulle difficoltà che si incontrano per ottenere un risarcimento che in sede penale è stato riconosciuto con tanto di sentenza. In sede civile non è così facile, anche perché spesso in primo grado il diritto viene negato e quando si va a Genova i tempi per fissare una nuova udienza si allungano. Ne sa qualcosa l’avvocato Umberto Zangani che ha presentato ricorso contro una sentenza di Massa che ha negato il risarcimento al suo cliente, il professore Paolo Bernieri, insegnante di chimica. Bernieri aveva denunciato l’allora preside del liceo Rossi di Massa, Luigi Bianchi, perché lo aveva definito «incompetente e incapace di tenere una classe». Frase pronunciata l’11 marzo del 2006. Sono passati dodici anni e ancora del risarcimento non se ne sa nulla, nonostante il giudice di pace abbia fatto presto a chiudere la questione dal punto di vista penale (una sanzione di 400 euro). Il collega del civile di Massa, nonostante il magistrato avesse detto che il risarcimento per il danno subito dal docente doveva essere liquidato in separata sede, ha stabilito che nulla gli è dovuto, perché il danno subito non lo si può quantificare. Zangani ha letto le motivazioni e ha trovato spunto per impugnare la sentenza avversa. Genova però gli ha dato appuntamento nel 2020, con una appendice per discutere il caso alla fine del 2019. In pratica per chiudere una vicenda accaduta nel 2006 bisognerà attendere la bellezza di quattordici anni. Se tutto va bene. Uno sproposito.

Ma non è l’unico caso. Un altro risarcimento che attende da anni è di una famiglia che ha già ottenuto cinquecentomila euro di indennizzo dalla Asl apuana per la morte di una congiunta. Decesso avvenuto all’antivigilia del Natale del 2006. Il giudice di Massa aveva stabilito che il risarcimento doveva essere di un milione di euro. Ma l’azienda sanitaria ne ha liquidata solo la metà impugnando la seconda tranche. L’appello - la famiglia è rappresentata dall’avvocato Matteo Bertucci - era previsto ad aprile del 2017, due anni dopo il primo grado. Nonostante questo lasso di tempo è arrivata pure la beffa. Un ulteriore rinvio di quasi un anno. Si tornerà in aula il 20 marzo di quest’anno per le conclusioni e la decisione della corte di appello è attesa entro la fine del 2018. Davvero troppo. La donna era morta dopo quasi un mese di ricovero nell’ospedale di Massa per un ascesso. Si era sentita male verso la fine di novembre. Non aveva ancora settanta anni ma era piena di acciacchi perché alle prese da trent’anni con il diabete mellito che la stava consumando a poco a poco. Da una piccola tumefazione sul gluteo è iniziato un calvario che l’ha strappata all’affetto dei suoi cari. (d.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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