Il Tirreno

Litorale ed erosione ricetta dell’ecodragaggio

di Camilla Palagi
Litorale ed erosione ricetta dell’ecodragaggio

Una società massese propone un nuovo progetto per ripascere la costa Il presidente: preleviamo sabbia, separiamo i fanghi e tuteliamo l’ambiente

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di Camilla Palagi
MASSA. Coniugare sviluppo e sostenibilità ambientale per un settore in «deficit di aggiornamento tecnologico». L’ambiente a cui ci si riferisce, in questo caso, è il mare. Ed il deficit, sottolineato dall’Eurispes, l’ente privato italiano che opera nel campo della ricerca politica, economica, sociale e della formazione, riguarda gli interventi realizzati sulle spiagge. Le opere di ripascimento del litorale al momento sono le più praticate per attenuare il fenomeno dell’erosione. Tanto che, con il recente incontro tra l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni e i balneari, ora anche i privati potranno finanziare autonomamente opere di “mini ripascimenti”. Ma c'è chi alla parola ripascimento ha accostato un’altra parola, quella del dragaggio. Ad unire in nome «dell’ambientalismo possibilistico» le due cose, è Davide Benedetti, presidente di DecoMar, società che ha sede a Massa e che si occupa di “ecodragaggio”. Limpidh²o è il nome del progetto di ecodragaggio che la società ha effettuato a La Spezia e Livorno con la sorveglianza del Ministero dell’ambiente. E sostanzialmente, a differenza delle tradizionali opere di dragaggio, si distingue per la sua attenzione alla qualità della sabbia una volta dragata.

«Immagina un bicchiere che viene posato sul fondale del mare - spiega il presidente-in pratica isola e decomprime parte della sabbia e permette una circoscrizione del terreno da dragare. Sopra questo bicchiere è posto un tubo che aspira il fondale e lo trasporta in un contenitore che separa i fanghi dalla sabbia. La sabbia ripulita viene messa da parte e potrebbe essere riutilizzata per il ripascimento. I fanghi invece vengono separati e destinati alla discarica». On line sono visibili video dell’intera opera di ecodragaggio e la soluzione - spiega Benedetti - permetterebbe una sinergia tra balneari e autorità portuali. «L’impresa che oggi vuole restare nel mercato e non ha compreso l’importanza dell’ambientalismo non ha capito in che strada stiamo andando - continua il presidente -I costi di queste operazioni sono del 30% in meno rispetto a quelli delle attuali opere di dragaggio. Che presentano comunque molti limiti. Per me il mio oltre che lavoro è anche un dovere, è fondamentale realizzare opere di difesa che tutelino la spiaggia, ma preservino l’ambiente».

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