Il Tirreno

Costretto dalla gang a drogarsi e a rubare

di Manuela D’Angelo
Costretto dalla gang a drogarsi e a rubare

Quindicenne vittima dei compagni di classe. La madre, disperata, chiede aiuto all’associazione “Soccorso nazionale”

3 MINUTI DI LETTURA





di Manuela D’Angelo
MASSA. Costretto a fare uso di droga, ad acquistarla per dividerla con i compagni e a rubare. Per far parte della gang e non essere bersaglio dei bulli.

Storia triste che ha come protagonista un quindicenne. Teatro della vicenda una scuola superiore della provincia (non ne indichiamo il nome a tutela del minore).

Lui non sfoggia abiti all’ultima moda, alcuni dei suoi libri sono fotocopiati. Basta questo per innescare il perverso meccanismo della sottomissione. I compagni di classe iniziano a farlo sentire una nullità, nessuno gli rivolge parola, i suoi effetti personali spariscono dalla classe, non viene invitato alle feste, la ricreazione la passa sempre da solo. Poi per lui arriva la possibilità di entrare a far parte del gruppo, ma a una condizione: dimostrare obbedienza e devozione. E non solo. Per entrare nel gruppo si deve drogare, deve contribuire ad acquistare marijuana, dividere lo stupefacente con la gang.

A disegnare il contesto in cui il ragazzino è costretto, le pressioni che subisce, l’ambiente che i coetanei del gruppo hanno contribuito a creare, ci sono i messaggini scambiati su whatsapp: “Chi vuole fumare erba deve venire al parco dei Ciliegi” “Attenzione agli sbirri”, dicono i quindicenni. Poi nella chat compare la foto del sacchetto di erba, con la richiesta dei soldi, per pagare il pusher. Il quindicenne è terrorizzato, la paura e la pressione psicologica lo costringono a fare cose che non vorrebbe. Come il “palo” durante un furto all’interno di un’altra struttura scolastica del territorio. La gang scardina la porta finestra, entra per rubare piccole cose dalle classi: al ragazzino viene chiesto di rimanere all’esterno e avvertire in caso di rumori o arrivi improvvisi. Quella sera la paura è troppa e lui non regge allo stress. Scappa. E da quel momento la sua vita, fuori dalla gang, diventa un inferno: fuori dal giro e accusato di stare dalla parte della polizia, minacciato perché non dica mai nulla. Il ragazzo smette di andare a scuola per paura, accumulando tantissime assenze.

È la madre a rendersi conto che il ragazzino è in difficoltà ed è lei a chiedere aiuto. Si rivolge alle ragazze dell’associazione “Soccorso nazionale”, promossa e sostenuta da Fratelli d’Italia. La donna si rivolge all’associazione sconvolta, vede il figlio stremato, teme per lui. L’associazione offre supporto alla famiglia e aiuta il ragazzo a raccontare e a ricostruire l’accaduto. Il quindicenne decide di parlare con gli assistenti sociali, il suo caso è segnalato da Soccorso nazionale alla Questura e alla Procura.

A sua tutela, il giovane ha cambiato scuola, la polizia si è impegnata con l’associazione a indagare sul caso e la Procura attende una relazione da parte di Soccorso nazionale con i dettagli di quanto appreso.

Sulla vicenda interviene Alessandro Amorese, dirigente nazionale di Fratelli di Italia, il partito da cui è nata l’associazione: «È una storia molto forte. Quando le ragazze mi hanno messo al corrente di quanto riferito durante un incontro, ho capito che l’emergenza, anche a Massa-Carrara, è altissima. La nostra associazione non può portare da sola un peso come questo, occorre che la società ne sia informata. Abbiamo organizzato convegni e prestiamo assistenza, ma abbiamo anche informato la Questura e la Procura di questo caso, che purtroppo sappiamo non essere isolato».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web