Trasporti
«Il Pd decida, basta commissari»
Andrea Rigoni striglia il partito democratico: deve parlare chiaro, se vuole confermare o no Volpi
MASSA. Silenzioso, quasi in ombra (?), da tempo. Non si fa avanti - non ufficialmente - negli ultimi mesi: non un accenno alla campagna elettorale per il 4 marzo, non uno alle primarie per le amministrative. Poi ieri sera, alla presentazione del libro dell’onorevole Gero Grassi “Aldo Moro: la verità negata”, Andrea Rigoni, parlamentare uscente del Pd, primo segretario dei democratici in provincia, fa un’entrata da primo attore. Come a dire che nessuno l’ha fatto fuori. Che politicamente lui c’è. Sala della Resistenza gremita in cui trovano spazio, seppur a debita distanza, le anime del Pd e dell’intero centro sinistra. Gli assenti ci sono e non sono di quelli che contano poco perché a Palazzo Ducale mancano Giacomo Bugliani e Martina Nardi, ma le anime litigiose del Pd, quelle che in consiglio comunale affilano spesso i coltelli, siedono nella stessa sala, seppur - la prossemica insegna - a debita distanza. Vicini, ma non troppo. Alessandro Volpi c’è e ci sono pure i suoi assessori Uilian Berti, transitato in Leu, e Gabriele Carioli. E la capogruppo Giovanna Santi. Ci sono i consiglieri Fabrizio Panesi e Thomas Lazzarotti, entrambi associati al centro studi “Democratici e popolari per l’Ulivo” che promuove l’evento. Carrara è ben rappresentata da Andrea Vannucci e Pierpaolo Delia. C’è il fedelissimo di Pucci, Giuliano Minuto seduto fianco a fianco con Sergio Menchini. Sì, c’è anche lui. E accanto ha la piddina Dina Dell’Ertole. Anche il terzo candidato a sindaco in pectore del centro sinistra Luca Anghelè, tessera Pd pure lui, c’è. C’è Lele Bertocchi che le primarie per sindaco le ha fatte nel 2013. E con lui parecchi altri. Insomma, il Pd c’è: Rigoni ha un’occasione d’oro per strigliare la classe dirigente del partito. Gli apre la strada Sergio Zangolli, presidente dell’associazione. Butta un occhio sulla politica locale e non le manda a dire: «Il regolamento urbanistico è importante, ma non può rappresentare tutto l’interesse della città, la vicenda si sta trasformando in un mercato delle vacche, in accordi di potere trasversale. Il centrosinistra può vincere solo se unito». Rigoni fa il resto. Invita a fare di Moro, della sua mitezza e determinazione politica un esempio, ma non risparmia nulla alla dirigezza del partito:«Il Pd perde le periferie, le periferie economico-sociali e territoriali. E noi - ecco il clou - siamo periferia, periferia di Firenze». E la prova - motiva Rigoni - c’è: «Da Firenze sono arrivati i 5 scagnozzi (leggi: i commissari) e ora rischiamo il sesto per le comunali. Questo significa che qui la classe dirigente non c’è, non sa decidere». Parole secche. Sulle primarie Rigoni non si pronuncia, ma - a latere della presentazione - due parole gli sfuggono: «Il Pd deve parlare chiaro, dire se vuole o non vuole riconfermare il sindaco. Aspettiamo che decida, non può avere un altro commissario. Qui c’è da ricostruire il Pd e il centro sinistra. Se non sceglie il partito, scelga la gente». Primarie? «Primarie è una parola che non mi piace, anche se le ho fatte e vinte. Possono essere le primarie, possono essere le elezioni, ma serve una decisione». Critiche al partito, ma garanzia di voto ai candidati Pd: «Bisogna stringersi intorno a candidati e simboli». Lui, assicura, non ha chiesto deroghe per ricandidarsi e adesso tornerà al suo lavoro. Rigoni farà il commercialista.
Ma lontano dalla politica, difficilmente ci starà.
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