La protesta
Il “No alle aste” dei balneari: così non si investe più
Un presidio pacifico e tanti striscioni davanti alla fiera «La Bolkestein ha creato scompiglio in tutto il settore»
MARINA DI CARRARA. Il “No alle aste” campeggia in vari striscioni all'interno della sala Michelangelo di Carrara Fiere che – nell'ambito dell'edizione di Balnearia, con Tirreno Ct in fiera fino a domani – ieri ha ospitato l'incontro “La questione balneare italiana” con al centro l'attuale tema della Bolkestein.
Ma il “no” alle aste non è arrivato soltanto dalla sala Michelangelo. Il concetto, infatti, è stato ripreso anche fuori dall'incontro: un'ora prima, all'incirca, dell'inizio dell'assemblea generale di Cna Balneatori, ecco il presidio ai cancelli del complesso fieristico di Marina di Carrara.
«Come nelle scorse edizioni l'iniziativa esterna del presidio è stata fatta per far vedere a tutti quelli che si recavano in fiera che esiste un problema ancora da risolvere», ha spiegato Emiliano Favilla (Comitato Salvataggio Imprese e Turismo italiano), intervenuto per fare il quadro sulle ragioni del mondo balneare verso la direttiva europea Bolkestein.
«Il turismo balneare siamo noi. 30.000 imprese made in Italy» e, di nuovo, «No alle aste» e anche «Balneari alle urne per il partito che ci salva», recitavano quindi alcuni dei cartelli del presidio.
«Sono dieci anni ormai – ha sottolineato Favilla – che noi balneari ci siamo mobilitati perché questa direttiva europea ha creato scompiglio tra le imprese. Molte di queste imprese ricordo che sono familiari e alcune addirittura centenarie». Poco più di dieci anni, ha ripetuto, che «si combatte».
E nel corso degli anni a mutare è stata la sensibilità politica verso la questione. «Prima – ha aggiunto – la politica italiana verso questo tema era silente; oggi la situazione sembra un po' modificata e certe forze hanno riconosciuto il fatto di uscire da questa direttiva». «Noi – ha continuato – rimaniamo convinti che sia impossibile applicare la direttiva: da un lato c'è appunto il demanio, ma dall'altro ci sono investimenti e manufatti privati. Noi abbiamo investito secondo quelle che al tempo erano altre leggi. Il nostro contratto inoltre diceva di andare via soltanto per necessità oggettive in caso di un interesse pubblico». «Non è questo il caso», ha puntualizzato prontamente Favilla. Ed è sempre l'esponente del Comitato Salvataggio Imprese e Turismo italiano che prospetta un altro scenario: «oggi il nostro settore è appetibile e con l'asta il rischio è quello dei grandi gruppi e delle multinazionali». «Ora c'è la proroga fino al 2020, ma senza certezze e tranquillità non si può investire. Dal 2020 poi bisognerà rinegoziare per il nostro avvenire», ha concluso infine Emiliano Favilla.
Tornando all'assemblea generale di Cna Balneatori del pomeriggio di ieri, invece, molti gli interventi che hanno fatto il punto sulla situazione e sulle prospettive per il futuro di un settore che, ogni anno, in occasione della fiera che riunisce tanti operatori e addetti ai lavori, fanno sentire la loro voce con forza. Con striscioni e una protesta pacifica volta ad attirare l’attenzione sui problemi dei balneari.
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