Sicurezza
Violenza sulle donne, al Pronto soccorso oltre 60 “codici rosa”
Un percorso speciale per le vittime di botte a abusi. Vannucci: il sistema funziona ma tante non denunciano
MASSA. Sono stati oltre sessanta nel corso del 2017 gli accesi al pronto soccorso dell’Ospedale delle Apuane in codice rosa. Ossia: ci sono state più di sessanta persone che si sono rivolte alla “emergency” del Noa per ferite, lesioni, contusioni o anche solo segnalazioni legate alla violenza sulle donne.
Il dato però fornito dall'azienda sanitaria Usl Nord Ovest, purtroppo, rappresenta solo una minima parte dei casi di maltrattamenti sulle donne perché la maggior parte delle vittime per paura, decide di non denunciare. Si tratta prevalentemente di violenza domestica da parte di un marito o convivente, che non accetta nella maggior parte dei casi la fine della relazione. «Per quanto riguarda gli accessi in pronto soccorso - dichiara la responsabile regionale del codice rosa per il pronto soccorso di Massa Carrara e Lunigiana la dottoressa Patrizia Vannucci - nell'anno 2017 con il nuovo sistema informatico installato ed ancora in fase di completamento, non è stata possibile una registrazione e quindi una rilevazione di tutti i casi di violenza arrivati in Pronto soccorso. Il numero totale degli accessi ricavato sono dati sicuramente non completi che non testimoniano la gravità del fenomeno. Nella provincia di Massa-Carrara, anche considerando i dati dei centri antiviolenza e delle forze dell'ordine, c'è stato sicuramente un incremento delle segnalazioni e denunce da parte delle donne. Ancora sporadiche le segnalazione invece sui soprusi agli anziani o altre persone con fragilità (immigrati - omosessuali) seppure in sensibile aumento».
L' accesso al pronto soccorso è così strutturato: in sala di aspetto, in maniera del tutto informale è assicurato un servizio da parte di volontari Avo (Associazione volontari ospedalieri) di informazione ed accoglienza all'utenza; gli operatori del Triage (infermieri operanti in Pronto soccorso e formati in maniera specifica sul tema della violenza e del codice rosa), hanno il primo contatto con la persona e dopo un breve colloquio, se sospettano una eventuale violenza danno un codice di priorità di colore "giallo" oppure "verde" ed aggiungono un asterisco, visibile dai medici in turno, ad indicare che si tratta di una problematica che necessità di accesso rapido e di un percorso dedicato che è quello del codice rosa.
A questo punto il medico in turno di guardia si fa carico della persona e assieme a un infermiere procede all'anamnesi e visita in un ambiente protetto individuato nella "stanza rosa", locale nel quale si può avere privacy e dove in genere avvengono i colloqui con i vari specialisti coinvolti se necessario. «Il medico che si occupa del caso attiva il percorso contattando e coinvolgendo, laddove necessario, forze dell'ordine, assistenti sociali e/o altri specialisti per l'immediata assistenza della persona vittima di violenza. Se il rischio è ritenuto medio-elevato - spiega Patrizia Vannucci - si apre l' osservazione presso Obi (osservazione breve intensiva ) annessa al pronto soccorso nell'attesa che i servizi sociali con i centri antiviolenza, possano assicurare adeguato percorso di assistenza sul territorio. Il medico che si occupa del caso deve completare in maniera esaustiva il referto di pronto soccorso con tutte le eventuali consulenze specialistiche effettuate, esami ematici e strumentali ecc. Tutto il contenuto è criptato ed a disposizione della direzione sanitaria e, del magistrato previa richiesta».
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