Sicurezza
«Il marchio del marmo? Non solo per i blocchi»
Il sindaco De Pasquale precisa: come amministrazione saremo protagonisti si parla infatti di un patrimonio indisponibile di tutta la comunità carrarese
CARRARA. Una tutela del marmo, questa sì. Ma, prima di tutto, una tutela che si concentri soprattutto sulle lavorazioni fatte a Carrara e non sia relegata solo ai blocchi “grezzi”. Questi i concetti da cui partire per proteggere, dai concorrenti a manodopera a costo zero e dalle imitazioni dei ceramisti, l’”oro bianco” delle Apuane.
«Si, come amministrazione siamo favorevoli al marchio del marmo. E ricordiamoci che stiamo parlando di un patrimonio indisponibile della comunità e che, proprio per questo motivo deve essere valorizzato come lavorazione. Insomma non un marchio messo sui blocchi che poi finiscono in Cina».
Il sindaco Francesco De Pasquale interviene nel dibattito sulla tutela, attraverso il marchio, del marmo di Carrara. Un tema di cui si è parlato nel forum del Tirreno sul settore lapideo e che continua ad alimentare il dibattito.
«Finora a far decollare, o meglio a far partire il marchio del marmo non ci sono riusciti - prosegue De Pasquale - Io credo che come Comune dobbiamo essere uno degli interlocutori, visto che sarà necessario mettere anche dei paletti su come utilizzare il marchio stesso. Prima quindi si tratta di valutare la normativa e poi ci dedicheremo alla parte più tecnica».
Insomma il sindaco di abbandonare la partita che riguarda il marchio di qualità del marmo di Carrara non ci pensa proprio. Anzi si candida aa sedere al tavolo degli interlocutori, insieme a Camera di Commercio e Confindustria.
E De Pasquale aggiunge: «ci sono varie forme di tutela del marmo, anni fa ad esempio si era parlato di un marchio comunale. Insomma è una materia interessante che siamo pronti a affrontare di nuovo».
Il sidnaco quindi è pronto a mettersi attorno a un tavolo. Ma con la ferma intenzione di non essere mero spettatore ma, anzi, di poter dire la sua.
«Se credo che sia una partita che debba giocare Confindustria da sola? No - afferma De Pasquale - Il marchio del marmo riguarda anche l’amministrazione visto che si parla di un patrimonio indisponibile di una comunità intera».
E del resto che il marmo vada gestito nel modo giusto e oggi anche protetto, il sindaco lo aveva ribadito proprio nella sede del forum del Tirreno dove è tornato di grande attualità il tema del marchio del marmo.
«In quanto risorsa finita il marmo deve essere utilizzato nel migliore dei modi, per dare lustro a Carrara, non solo per fare buchi nei monti»: questo il pensiero del sindaco. E va in linea con questo suo modo di pensare anche l’approccio al marchio del marmo. Un marchio a cui, come ha sottolineato nelle pagine del Tirreno il presidente Dino Sodini, la Camera di Commercio aveva già lavorato una decina di anni fa.
E se dal presidente dell’ente camerale arriva l’invito a riprendere in mano la disciplinare messa a punto a suo tempo, dandole una bella rinfrescata, il sindaco De Pasquale esprime tutta la sua disponibilità a riprendere il discorso sul marchio del marmo.
Con una precisazione però: «Dei paletti dobbiamo metterli».
Insomma una discussione quella del marchio del marmo per la quale i tempi sembrano davvero maturi.
Resta ancora da comprendere meglio la posizione di Confindustria, anche se dal vicepresidente vicario Erich Lucchetti è partita proprio la richiesta di “proteggere” i materiali apuani nei mercati internazionali.
Adesso si tratta solo di passare dalle parole ai fatti, memori che a suo tempo il marchio della Camera di Commercio non è mai decollato.
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