Finanza
Volpi: questo caos è per fare le primarie
Manca il numero legale in aula. Il sindaco: manovra politica
MASSA. Basta il colpo d’occhio per capire che i numeri sono risicati. Nei banchi della maggioranza i consiglieri sono pochi, troppo pochi. Chi è a lavoro, chi malato, chi ha deciso di dare forfait. Il numero legale lo garantisce - accade spesso negli ultimi tempi - la minoranza. E quando quella minoranza decide di lasciare l’aula c’è poco da fare: salta tutto. Risultato: le 856 controdeduzioni alle osservazioni ancora da discutere se ne rimangono in un cassetto.
A far saltare i precari equilibri consiliari, ieri mattina, sono le dichiarazione rilasciate alla stampa dai professionisti che il regolamento l’hanno steso. Dichiarazioni che - questo l’argomento dell’opposizione - hanno caratura e rilevanza politica e non tecnica. E di quelle dichiarazioni politiche - per concludere il ragionamento dell’opposizione - il sindaco non poteva non essere a conoscenza.
A sollevare la questione, all’apertura dei lavori, è il consigliere Stefano Caruso (Toscana Attiva): «Quando i tecnici intervengono e annunciano che, in caso di mancata approvazione dello strumento, la città si ritroverà bloccata per 10 anni, beh le loro non sono forse dichiarazioni politiche?». La minoranza si tira indietro, a «garantire il numero legale non ci sta più».
A Caruso si associano gli arancioni Fabrizio Brizzi e Andrea Ofretti, il consigliere Agostino Incoronato (Udc), il socialista Giancarlo Casotti. Insieme lasciano l’aula e la maggioranza si ritrova senza i numeri per proseguire. Quel pezzo di maggioranza che in aula c’è chiama alla responsabilità l’intero consiglio: «Trovo a dir poco incomprensibile - sono le parole di Giovanna Santi, capogruppo del Pd - l’atteggiamento di chi a parole si esprime a favore dell’approvazione del regolamento poi nella realtà dei fatti fa di tutto per non approvarlo. Sarebbe preferibile dichiararsi contrari a prescindere e comportarsi coerentemente a quanto si dichiara votando contro tale strumento». La minoranza assicura che la responsabilità ce la mette tutta, ma a far gioco alla maggioranza non ci sta. È chiaro - non che ci fosse bisogno di chiarimento - che la campagna elettorale è entrata in consiglio comunale. E il sindaco - a seduta chiusa - lo conferma. Non rilascia dichiarazioni, ma nei commenti del “dopo” consiglio si lascia sfuggire una frase secca: «Gli estensori del regolamento hanno parlato come tecnici, se i tecnici non possono parlare, allora dobbiamo ammettere l’onnipotenza della politica. Pensare che quelle dichiarazioni siano pilotate da me mi pare assurdo. Qui si dice di voler approvare lo strumento urbanistico, salvo uscire poi dall’aula. Non si raccontino favole - ecco il cuore dell’argomentazione - il problema sono le primarie, se io dicessi sì alle primarie tutto sarebbe risolto».
Insomma, il sindaco l’equivalenza sì alle primarie uguale approvazione del regolamento la vede e disegna una prospettiva politica in cui si lega a doppio filo la conclusione dell’iter di approvazione del regolamento urbanistico alle primarie per scegliere il candidato a sindaco. Dunque accordo politico prima e accelerazione dell’iter di votazione delle controdeduzioni poi. Del resto di accordo politico sul regolamento si parla da un po’, ma la seduta di ieri è la conferma che la quadra non è stata trovata. Giovanna Santi e Loreno Vivoli (Leu) una proposta l’avavanzano, quella di creare una maggioranza di scopo in cui l’opposizione, oltre i ruoli, sostenga l’iter di approvazione del regolamento «per il bene della città». Una maggioranza di scopo - spiega la Santi - costruita nei fatti. Non un inciucio con sotterfugio politico in vista delle amministrative, ma la disponibilità di tutte le parti in gioco ad approvare il regolamento. La minoranza (leggi articolo accanto) non ci sta, «non a queste condizioni», «non con un sindaco che - attacca Caruso - getta sul consiglio e sulla minoranza responsabilità che sono sue. Perché - rincara - il numero legale l’ha garantito proprio la minoranza». Scontro bello e buono che qualcuno, in seno alla minoranza, osserva: i 5 stelle guardano e definiscono il quadro politico «una sarabanda». E vien da pensare - visto il clima elettorale - che tra i due litiganti ci sia un terzo che goda.
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