Il Tirreno

Paolo Mazzi: Carrara, ora ripartiamo

di Alessandra Vivoli
Paolo Mazzi
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Paolo Mazzi

Venticinque anni, bocconiano, sulla tolda dell’azienda di famiglia, la Furrer

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CARRARA. Un bocconiano di 25 anni, con esperienze di studio e formazione in colossi come The Boston Consulting Group e Clever Advice (entrambe aziende di Consulenza strategica). Ma, soprattutto, un giovane di 25 anni, Paolo Mazzi, che ha sentito il richiamo delle Apuane e che siede, con orgoglio, sulla tolda di una delle più grandi aziende del marmo la Furrer, insieme al padre, il cavaliere del lavoro Gino Mazzi.
Quali sono le sue prospettive per il futuro di marmo e filiera apuana?
«Il mio outlook sul settore è assolutamente positivo anche se “inquinato” da una dominante di incertezza. Il mio sentimento positivo deriva sia dai segnali di ripresa economica che sono osservabili in quelle città che potremmo definire “termometro” (penso ad una Milano che in questo momento si sta mostrando più viva che mai), che da quelle che ritengo essere le potenzialità ancora inespresse dalla nostra industria. Tuttavia, tutto ciò è inesorabilmente contaminato dall’incertezza che in questi anni sta avvolgendo il settore, sentiment di mercato sicuramente ascrivibile al circolo dei più dannosi in ambito economico. Incertezza che confido si dissolverà presto, magari quando si abbandoneranno gli sterili preconcetti negativi che si legano alle categorie in gioco, iniziando a guardarsi reciprocamente come partners e non come avversari».
Su quali progetti si sta concentrando?
«Il mio top of mind attuale è sicuramente la Città. Carrara necessita dell’impegno di tutti e sono entusiasta nel vedere che tale sentimento sia condiviso da tanti che in questi anni hanno avuto la volontà di concretizzare meravigliosi progetti di Public Private Partnership, penso a realtà come la Carrarese Calcio, la Fondazione Marmo, Carrara2. Sono certo che questo ciclo virtuoso nel lungo periodo si rivelerà per essere l’ossigeno che ridarà vita alla nostra Città».
«Senza dimenticare - prosegue Mazzi - i singoli imprenditori (di qualsiasi settore) e professionisti che con coraggio e dedizione giorno dopo giorno portano avanti le loro imprese, creando reddito, indotto e sostengono il tessuto economico locale (cosa non tanto comune in città simili alla nostra). Altri progetti su cui mi sto concentrando sono, ovviamente, interni all’azienda e principalmente relativi al backgorund di consulenza strategica che ho acquisito nelle scorse esperienze lavorative. In ultimo in questi mesi sono stato coinvolto in un progetto di Start-Up assieme ad altri ragazzi del territorio che a breve diverrà realtà».
Quale è stato il suo approccio all’azienda che rappresenta sia la sua famiglia che un'eccellenza di Carrara nel mondo?
«Lo definirei conservativo. Il gruppo Furrer è una realtà sicuramente complessa, una di quelle tipiche eccellenze di stile italiano, una Pmi con una figura apicale di riferimento che quasi si fonde con la società stessa. Per questo ho deciso di crearmi un “percorso” interno all’azienda, che consiste in singoli step della durata di 3 o 4 mesi in ogni divisione, partendo dal mondo “cava” per arrivare fino alla realtà dei progetti, seguendo così tutta la filiera interna. Una sorta di Graduate Program che nell’arco di 18 mesi dovrebbe consentirmi di avere una visione “iniziale” di questo settore».
Come vede il settore fra vent'anni?
«Sicuramente diverso da ogni altro settore. La grande fortuna del marmo è che sarà sempre legato a logiche di artigianato, dove ogni individualità conta e fa realmente la differenza. Questo farà senz’altro sì che il nostro settore resti al di fuori dagli effetti collaterali del 4.0 per sua natura stessa. Lo immagino più strutturato e più pacifico. Auspico, infine, una Carrara che riesca a tornare unico punto di riferimento per l’intero panorama lapideo».

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