Il Tirreno

Il premio Di Majo per un articolo sullo sfregio a Vinca

di Rosanna Harper
Il premio Di Majo per un articolo sullo sfregio a Vinca

Il riconoscimento a Libero Red Dolce per un servizio dopo l’esposizione della bandiera della Rsi sul Sagro

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LIVORNO. «Il mostro, a guerra persa, ha messo la testa sotto la sabbia. O si è nascosto dentro l’Armadio della vergogna, un armadio con le ante rivolte verso il muro rinvenuto nel 1994 a Roma dove erano nascosti 695 fascicoli d’inchiesta su alcuni delle più gravi stragi nazi fasciste in Italia. A tirarli fuori dal baule e dagli armadi è servito il coraggio di giornalisti, storici, figli e sopravvissuti». Questo è uno dei passaggi dell’articolo dal titolo “Il prof fascista è stato cacciato fuori dalla scuola, vero?”, uscito sulle pagine del Tirreno nell’agosto scorso: all’autore, il giovane giornalista Libero Red Dolce, è andato il premio giornalistico “Luciano De Majo”.

L’iniziativa, organizzata da Arci Livorno, è giunta alla quarta edizione, e ha richiamato, al circolo Arci Norfini di Colline, i familiari e i molti amici di Luciano De Majo, indimenticabile cronista del Tirreno, scomparso nel 2011 a soli 40 anni. Libero Red Dolce, 30 anni, originario di Marsala, da due anni lavora al Tirreno: ha ricevuto il premio, una targa, dalle mani di Gino Niccolai, presidente dell’associazione degli ex partigiani (Anpi) di Luciano.

L’articolo premiato è stato scritto a seguito della commemorazione della strage di Vinca, nei giorni successivi alla esposizione sulla vetta del Sagro della bandiera della Repubblica sociale da parte del professor Manfredo Bianchi. Un episodio che scatenò indignazione e da cui scaturisce anche il titolo del servizio giornalistico premiato “Il prof”: a chiedersi se l’ingegner Bianchi fosse stato cacciato da scuola era l'avvocato Udo Surer, figlio di un soldato delle Ss responsabile della strage nazi-fascista del 1944, che nel tempo si è avvicinato alla comunità di Vinca e da essa è ospitato in occasione dell’anniversario della strage. In realtà, come sappiamo, il prof è rimasto regolarmente al suo posto.

Le motivazioni che hanno portato alla decisione di premiare il lavoro di Libero Red Dolce sono state lette dal consigliere regionale Francesco Gazzetti.

«Quando – spiega – con gli amici promotori del Premio (in testa il presidente dell’Arci Marco Solimano, insieme alla famiglia di Luciano) ci siamo interrogati su chi dovesse ricevere il riconoscimento, non abbiamo avuto dubbi. La bellezza e la precisione del racconto, la necessità di raccontare la memoria, ci hanno motivato a scegliere il lavoro di Libero che spero, in futuro, ci aiuterà a capire e a comprendere meglio i nostri tempi, così come faceva Luciano».

Durante l’iniziativa non sono mancati i momenti in ricordo di Luciano, della sua persona, della passione con cui svolgeva il suo lavoro. «Il premio – spiega Marco Solimano – è un appuntamento che riunisce i tanti amici di Luciano: a distanza di sette anni dalla sua scomparsa, la memoria del suo lavoro resta nitida. Luciano era un grande professionista, un grande giornalista che aveva la capacità di andare fino in fondo alla notizia. Un amico con cui condividere momenti di serietà e di puro scherzo».



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