Il Tirreno

Botta e risposta sull’eterna querelle dei beni estimati

Botta e risposta sull’eterna querelle dei beni estimati

L’opposizione attacca: «Ma non bastava una delibera?» Il sindaco: vedrete che sarà tutto nel regolamento

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CARRARA. Un Consiglio comunale piuttosto animato, che ha toccato alcuni temi particolarmente controversi, quello dell’altra sera, dai beni estimati ai debiti delle municipalizzate. Il tema dei beni estimati non era mai stato rimosso dall’agenda politica della città ma la recente sentenza del Tribunale di Massa (che in primo grado li ha riconosciuti come beni privati)lo ha riportato prepotentemente alla ribalta. Sia il consigliere Pd Cristiano Bottici che il Consigliere Andrea Vannucci hanno interrogato sul tema il sindaco Francesco De Pasquale. In particolare Bottici, partendo da una intervista alla stampa della senatrice pentastellata Laura Bottici che si dice pronta nel caso venisse rieletta a presentare un disegno di legge per risolvere il problema dei beni estimati, il consigliere di opposizione ha fatto presente al sindaco come evidentemente il problema esista ancora, nonostante, ha affermato sempre Bottici, De Pasquale avesse dichiarato come fosse una questione superabile attraverso una semplice delibera consiliare: «Nel periodo in cui lei era all’opposizione presentò un ordine del giorno, era dicembre 2016, delle cui motivazione ne ha fatto poi un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale, in cui chiedeva che con una delibera i consiglieri ricomprendessero i beni estimati nel patrimonio indisponibile del Comune sulla base del riconoscimento della loro natura pubblica da parte della Consulta: in pratica lei affermava le inadempienze di tutte le Amministrazioni avvicendatesi nel tempo, in quanto il Comune era titolare del potere regolamentare e ne avrebbe quindi avuto la forza legale». Bottici ha quindi ricordato la posizione politica della allora maggioranza che affermava di non potersi assumere la responsabilità di affermare il tipo di natura giuridica dei beni estimati: «Mi ricordo che le risposi che noi - ha puntualizzato Bottici - al contrario di lei, non avevamo tutte quelle sicurezze e auspicavamo un intervento da parte del Parlamento, come del resto si augurò l’Antitrust intervenendo dopo la sentenza della Corte Costituzionale che si esprimeva sulla incostituzionalità della legge regionale che ne proclamava la natura pubblica: tant’è che nella bozza di regolamento noi non disciplinammo i beni estimati ma solo le cave miste. Ma come mai dopo 8 mesi di governo non avete ancora adottato quella delibera? E dov’è il regolamento?», ha incalzato Bottici. Bottici e Andrea Vannucci inoltre hanno sottolineato come in base al bilancio previsionale 2018 neanche questa Amministrazione abbia previsto contributi provenire dai beni estimati, in modo particolare Vannucci ha sostenuto che il sindaco non dovrebbe parlare di inadempienze ma di soprusi subiti dalla Pubblica Amministrazione.

De Pasquale ha però ribadito come nonostante lo Statuto del 1574 assegnasse tutte le cave alle Vicinanze e cioè al patrimonio comunale, nonostante il 1° statuto comunale, approvato nel 1992 che stabilisce come i bacini marmiferi appartengono al patrimonio indisponibile del Comune, la Pubblica amministrazione sia stata poi inadempiente: «Per via di un regolamento comunale-ha affermato il primo cittadino- arrivato nel 1994, quando la legge mineraria del 1927 ne prevedeva il varo nel giro di un anno, senza considerare che nel frattempo, dal 2003 fino al 2015 sono stati siglati gli Accordi tra Comune e imprenditori del marmo, con cui si facevano pagare tariffe agevolate per evitare ricorsi per la restituzione di quanto pagato dalle aziende con la tassa marmi dichiarata illegittima, riconfermati nel 2008/2009 e con cui il sindaco Zubbani mise nero su bianco che i beni estimati sono di proprietà privata: quindi fino al 2015 i beni estimati pagavano come gli agri marmiferi in pratica, dopo, ad accordi scaduti, non hanno più pagato: per noi è un danno erariale per questo feci ricorso alla Corte dei Conti».

De Pasquale ha affermato quindi che ci sono 5 anni di tempo per regolarizzare la situazione e che l’Amministrazione sta prendendosi tutto il tempo per redigere un regolamento fatto al meglio: «Il regolamento ricomprenderà anche i beni estimati nel patrimonio indisponibile-ha quindi detto il primo cittadino- anche se sappiamo che andremo allo scontro visto la prima sentenza del Tribunale di Massa che ci ha dato torto: auspichiamo anche noi un intervento quindi del Parlamento perché si eviti di arrivare alla Corte di Cassazione e alla Corte Europea».

Il caso della Casa di riposo. Altro argomento affrontato è stato il bilancio della casa di cura Regina Elena, per il quale il consigliere Massimiliano Bernardi ha paventato, in virtù del pesante debito di bilancio, l’ipotesi che l’Amministrazione intendesse aumentare i posti letto prefissati dalla legge, per abbattere il debito: «Non si possono ripianare i debiti di bilancio aumentando i costi della Casa di Riposo» ha affermato in Consiglio, scatenando la reazione del vicesindaco Matteo Martinelli che, ricordandogli come Bernardi stesso fosse stato assessore al sociale e come il bilancio della casa di riposo avesse cominciato a registrare perdite per 200.000 euro già nel 2015 se non fosse stato per l’escamotage dell’uso della voce storno di fondo e delle perdite per 300.000 euro nel 2016: «Per la cui approvazione di bilancio non avete nemmeno voluto la responsabilità di portarlo in Consiglio-ha incalzato Matteo Martinelli- per cui non capisco lo stupore, comunque presenteremo presto il piano di risanamento; si tratta di buchi che voi ci avete consegnato facendo cose che non si devono fare».

Francesca Vatteroni



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