Il Tirreno

Torart in lizza per ricostruire il Buddha

di Francesca Vatteroni
Torart in lizza per ricostruire il Buddha

L’Unesco promuove una gara per rifare la statua di Bamyian distrutta dai talebani. In lizza anche il laboratorio di Torano

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CARRARA. Dopo l’Arco di Palmira, il laboratorio Torart, eccellenza di Carrara, specializzata in scultura, arte contemporanea e design potrebbe tornare a far parlare di sé le cronache di tutto il mondo, per un’altra impresa: la ricostruzione della statua di Bamyian in Afghanistan, raffigurante Buddha, distrutta anche questa come l’Arco di Palmira, da mano talebana.

Torat, attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie,fonde insieme i metodi di lavorazione tradizionale con le più avanzate tecnologie, come l’impiego di robot antropomorfi e scanner laser 3D: un know how che permetterà al laboratoriodi riportare in vita una delle opere rimasta vittima della follia dei talebani.

Nel 2001 infatti ebbe una grande eco mediatica la notizia della distruzione delle due statue giganti di Buddha, tra i più preziosi e inestimabili monumenti archeologico-artistici: le due statue, alte rispettivamente 55 e 38 metri, erano state scolpite nella roccia nel 6° secolo A.C., dominavano da secoli la valle di Bamyian in Afghanistan: «Una grave perdita per l’intera umanità oltreché per il Paese» ha riconosciuto in un documento ufficiale l’Unesco.

Quindi nel 2016, a Istanbul, durante il convegno dell’Unesco World Heritage Committee, l’organismo Unesco che si occupa di individuare nel mondo i luoghi appartenenti al patrimonio da tutelare, il governo afghano aveva chiesto all’Organizzazione delle Nazioni Unite che almeno una delle due statue venisse ricostruita. Con il convegno del 2017 a Cracovia, nonostante la sfida, fatta presente dai più importanti storici, rappresentata dalla difficoltà di ricostruire la statua riproducendo fedelmente l'autentico spirito che la animava, il Comitato Unesco ha riconosciuto la necessità di ricreare quello che rappresenta non solo parte integrante del patrimonio per l’umanità ma anche l’identità e la dignità di un popolo.

Dal 27 al 29 settembre scorso quindi Torart, insieme a molti altri istituti universitari e società internazionali, circa una quarantina, ha partecipato al meeting tecnico-scientifico svoltosi a Tokyo, intitolato “Il futuro delle statue del Buddha di Bamiyan: considerazioni tecniche ed effetti potenziali sull'autenticità e sull’eccezionale valore universale”, promosso dall’Unesco, dal governo afghano e da Tokyo University of the Arts, con l'assistenza finanziaria del governo giapponese. Durante il meeting tutti i partecipanti hanno presentato dei progetti e delle proposte tecniche per la ricostruzione della statua, che verranno vagliate da un apposito comitato, i cui membri saranno individuati con la collaborazione del governo afghano: comitato che avrà dunque il compito di individuare in base al progetto presentato, chi eseguirà la riproduzione: chissà che la fiducia internazionale conquistata dalla società carrarese, dopo la ricostruzione dell’Arco di Palmira, potrà in qualche modo incidere su questa scelta.

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