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Incidenti probatori, il giudice dice sì Pronte dieci udienze

Incidenti probatori, il giudice dice sì Pronte dieci udienze

Accolta la richiesta della procura: in aula già il 7 marzo Intanto le consulenti sono al lavoro per le trascrizioni

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MASSA CARRARA. L’udienza preliminare dell’inchiesta sugli abusi compiuti da una trentina di carabinieri in Lunigiana sarà lunga. Ieri il gup Fabrizio Garofalo ha accolto l'istanza della procura che chiedeva l'incidente probatorio su dieci casi. Il giudice ha fissato la data del primo al prossimo 7 marzo. Verranno interrogati gli extracomunitari che hanno denunciato le condotte dei militari durante controlli in strada e accertamenti in caserma, e un avvocato che aveva subito la pressione di un carabiniere (accusato per questo di estorsione) per ritirare la denuncia di un suo assistito, un marocchino che aveva raccontato di alcuni episodi di lesioni. Nell'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Alessia Iacopini, si ipotizzano accuse, a vario titolo, di lesioni, minacce, abusi sessuali (un solo caso), falsificazione di verbali, abuso d'ufficio. Il gup ha già calendarizzato dieci udienze, una al mese. In pratica si andrà alla fine dell’anno soltanto con gli incidenti probatori. La seduta più delicata sarà quella che riguarda la presunta violenza subita da uno degli extracomunitari, che ha detto alla procura di essere stato sottoposto a una perquisizione corporale. E per questo punta il dito contro il brigadiere Alessandro Fiorentino (difeso dall’avvocato Giampaolo Carabelli).

Intanto sono al lavoro le due consulenti che Garofalo ha incaricato per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali. E tra 90 giorni presenteranno le loro conclusioni. Incarico che è arrivato dopo una vera e propria battaglia tra accusa e difese. La difesa Fiorentino, quando il primo perito (Anna Arnaldo) è stata chiamata dal gup a prestare giuramento, ha notato che la scatola che conteneva i cd con le registrazioni che dovevano essere consegnate alla consulente non era quella depositata in cancelleria del giudice dell’udienza preliminare. «Quella aveva i sigilli, questa invece è aperta - aveva detto Carabelli -. Vogliamo che venga consegnata all’esperta copia conforme di quanto si trova nel fascicolo del pm». Ma era proprio questo che non si poteva fare, come non si poteva consentire al perito di attingere lei stessa ai file dal server della procura (soltanto gli addetti alla macchina possono farlo). E così era cominciata una discussione in punta di diritto ma anche dai toni piuttosto accesi: il nodo era che secondo le difese in quella scatola che stava per essere data alla consulente poteva non trovarsi lo stesso materiale che invece si trovava in cancelleria.

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