La manifestazione
«Così hanno spaventato la cliente»
Udienza del processo ai colletti bianchi: ricostruiti gli spari alla villa
MASSA. La squadra mobile ieri mattina ha ricostruito le indagini svolte per individuare chi aveva sparato contro il cancello della villetta della signora Federica Bambusi. L’ispettore Elisa Moretti e altri due agenti hanno raccontato al collegio come hanno individuato chi aveva ordinato l’attentato intimidatorio nei confronti della donna. È il processo ai colletti bianchi, che vede alla sbarra l’ex direttore di banca Marco Lucchesi, Stefano Di Ronza, imprenditore accusato di appartenere alla camorra, l’imprenditore carrarese Marco Alibani, la sorella Maruska Alibani e il commercialista Stefano Pezzica. Per reati minori, sostanzialmente ricettazione per avere cambiato assegni, a processo anche Manuela Pasquali, Michele Ratti e Salvatore Di Ronza, padre di Stefano. Tiziana Genovese, moglie di Lucchesi è invece accusata di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori. La società Biancospino srl i cui titolari erano i fratelli Alibani risponde di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita.
Lucchesi secondo l’accusa ha ripulito la Bambusi dei suoi averi in concorso con altre persone. Più di un milione di euro. Ad aiutarlo Di Ronza, che durante alcune telefonate intercettate dalla procura di Napoli per un’altra vicenda, all’amico diceva che la signora era stata avvertita. In che modo? Il 27 marzo del 2012 qualcuno aveva suonato al campanello di casa e lei era scesa al piano di sotto per raggiungere il videocitofono, sentendo alcuni spari e, proprio dal videocitofono, vedendo la sagoma di una vettura che si stava allontanando. Erano le undici di sera. Chi ha condotto le indagini si è convinto che quello fosse un atto intimidatorio, con uno scopo preciso: mettere a tacere la vicenda degli ammanchi ed evitare che partissero l’inchiesta penale e l’ispezione bancaria.
Questo hanno ribadito l’ispettore Moretti e i due agenti chiamati a testimoniare ieri. Fu la squadra guidata dall’ispettore Moretti a seguire le indagini e raccogliere la deposizione della donna dopo i colpi di pistola. «La signora ci spiegò di questi suoi trascorsi e del legame con Lucchesi e Di Ronza. Noi abbiamo predisposto ed eseguito alcune intercettazioni e così abbiamo scoperto che già Di Ronza era intercettato dalla Direzione distrettuale antimafia per un’indagine sulla camorra, perché legato al clan dei Casalesi. E abbiamo acquisito quelle intercettazioni», è messo agli atti. Secondo la ricostruzione dell’ispettore Moretti, furono fatti anche accertamenti sui tabulati e sugli sms scambiati.
L’inchiesta era nata nell’estate del 2011, quando la cliente si era accorta che dal conto era spariti più di un milione. Aveva presentato denuncia e l’inchiesta aveva messo da subito sotto accusa personaggi eccellenti: a partire dal direttore di banca carrarese. Quando la donna aveva deciso di venire a vivere all’ombra delle Apuane, da Milano, si era avvicinata a lui perché aveva già curato i risparmi del padre. Da lì era iniziato l’inferno, come lei stessa ha già raccontato in aula:
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