Sicurezza
Mirteto, la famiglia di Aldo non fa appello
La procura attende le motivazioni che hanno portato all’assoluzione degli imputati per la frana. Il processo può finire qui
MASSA. Per la famiglia Manfredi non ci sarà un processo d’appello: la morte del povero Aldo per la sorella e la madre rimane senza colpevoli. La decisione è stata presa dalla famiglia a caldo dopo la lettura della sentenza di primo grado da parte del presidente del collegio, il giudice Paolo Puzone. Ora bisogna capire cosa deciderà la procura, dopo aver letto le motivazioni (tra tre mesi) e se anche il sostituto procuratore Marco Mansi (che ha sostituito il pm che aveva condotto le indagini) deciderà di non impugnare, la morte dell’autotrasportatore sarà imputabile soltanto al destino. Del resto ormai si può procedere solo per omicidio e disastro colposi, visto che i reati di truffa e di falso si sono prescritti a causa delle lungaggini di un procedimento che tra inchiesta, chiusura delle indagini, rinvio a giudizio e processo ha impiegato più di sette anni per vedere la parola fine.
La superperizia richiesta dal tribunale ha detto che non ci sono colpe di nessuno per quella frana e per la conseguente morte di Manfredi. Il professor Gabriele Salvatore del dipartimento di Scienza della Terra, il massimo esperto italiano in materia di frane,ha dimostrato che a cedere non era stata la parte di terreno dove erano stati eseguiti i lavori di somma urgenza commissionati per la messa in sicurezza di via Montalbano. Era venuta giù la porzione di collina sottostante. E che quindi, nonostante non fosse stato fatto un progetto, l’opera era stata eseguita a regola d’arte. Una fatalità perciò lo smottamento del 31 ottobre del 2010. E una tragedia senza colpevoli la morte del povero Manfredi. Parole che hanno pesato, incanalando la sentenza del collegio. Dopo un parere del genere i giudici non potevano condannare chi - era stato dimostrato dal perito - non aveva alcuna colpa. Un po’ come successo nel processo di Lavacchio, dove sempre il 31 ottobre del 2010, ma qualche ora dopo rispetto a Mirteto, morirono la maestra d’asilo Nara Ricci e il suo figlioletto Mattia Guadagnucci di appena due anni.
A proposito di Lavacchio c’è da dire che l’epilogo del primo grado di giudizio è stato lo stesso di quello di Mirteto. Anche qui a pesare la perizia di Salvatore. Ma i Guadagnucci - soprattutto Antonio - hanno voluto andare fino in fondo. E hanno impugnato la sentenza di assoluzione pronunciata a Massa. Ottenendo una nuova perizia, che è proprio in corso in questi giorni. L’esperto incaricato dai giudici genovesi si è preso tre mesi di tempo, periodo che scadrà a metà marzo, per fare chiarezza sulle cause dello smottamento che inghiottì mamma e figlioletto. L’incarico al professionista è stato conferito il 5 dicembre, quando si è tenuta l’ultima udienza. Il primo sopralluogo c’è stato il 18 dicembre, insieme ai periti di parte civile e a quello della difesa. Non si sa se questo porterà a un esito diverso rispetto a quanto stabilito dal giudice Giovanni Sgambati, che ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non sussiste, ma consente alle parti civili - Antonio Guadagnucci, vedovo di Nara Ricci e papà del piccolo Mattia, e Michela Guadagnucci, figlia di Nara Ricci e sorella di Mattia - di mettere in discussione un epilogo che aveva lasciato l’amaro in bocca. Lo stesso amaro di Miretto. (d.d.)
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