Finanza
Mare, ecco quanto costano le concessioni
Così si formano le cifre previste dalla normativa. La più economica a 440 euro, e c’è chi deve avere gli arretrati
MASSA. Se hai scelto la spiaggia libera, te ne vai al mare a costo zero. Certo ti tocca rinunciare a qualche comfort, ma il portafogli neppure lo apri. Se, invece, alla piacevolezza di sdraio, ombrellone e cabina proprio non vuoi rinunciare, beh allora le mani in tasca devi mettertele. E pagare. Tu paghi il balneare, il balneare paga il canone. Perché - per dirla in parole semplici - l’arenile è bene dello Stato, lo Stato lo concede all’operatore e in cambio gli chiede, appunto, un canone. A definire gli importi è l’agenzia del Demanio in accordo con la Regione. Firenze, infatti, ha diritto ad un’addizionale pari al 25% del canone. Il Comune nella partita gioca solo il ruolo del sostituto d’imposta: raccoglie il denaro e lo versa allo Stato. Trattiene per se soltanto una piccolissima cifra, pari all’1% dell’addizionale regionale. Quei soldi Palazzo civico li utilizza per gestire l’ufficio del mare e stipendiare chi ci lavora. Null’altro.
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L’importo del canone è definito in base a due criteri: quanto è grande l’area in concessione e cosa sorge su quell’area.
L’agenzia del Demanio ha quantificato un costo annuo al metro quadrato per l’area scoperta, la spiaggia insomma. Prevede costo più alti, invece, per la superficie occupata da strutture di facile rimozione che possano essere smontate agevolmente. Ai concessionari tocca sborsare parecchio di più, invece, per le superfici che ospitano strutture di difficile rimozione. A prevederlo è la legge finanziaria del 2007 che sulla questione taglia la testa al toro: se all’interno di una concessione sorge una struttura di difficile rimozione e se quella struttura - aggiunge la norma - ospita un’attività commerciale, beh allora al concessionario tocca pagare secondo i prezzi di mercato. Risultato: il canone si alza. È il caso di ristoranti o locali che sorgono sull’arenile, all’interno della proprietà demaniale.
Basta un’occhiata alle cifre riportate nell’elenco che pubblichiamo qui a fianco per averne conferma. Pagano un canone salato strutture come il Vespucci 20 o il Modo (concessione Rum Kai).
Importo elevato anche per il bagno Irene che non ha ampie strutture di difficile rimozione, ma conta su un fronte mare di 90 metri. In questo caso è la superficie ampia a determinare un canone elevato. Cifre bassissime, invece, per le spiagge libere in cui le strutture sono ridotte al minimo. Il canone per le spiagge libere all’agenzia del Demanio lo versa il Comune che di quelle spiagge è concessionario. Salvo darne 4 in gestione attraverso un bando. Chi vince gestisce la spiaggia e in media paga al Comune 40.000 euro annui per il “sub-affitto”. Importi superiori al canone demaniale medio.
Sotto riportiamo i canoni delle 191 concessioni che insistono sul comune di Massa e per cui, complessivamente il Demanio riceve ogni anno oltre 884.000 mila euro.
Gli importi sono stati definiti l’ultima volta nel 2014 e sono soggetti solo ai correttivi dovuti all’applicazione dell’adeguamento Istat. Le cifre precedute del segno meno evidenziano un credito del concessionario che, avendo pagato al Demanio oltre il dovuto, attende che gli siano riversati gli importi. Facile trovare nell’elenco tanti canoni di poche migliai di euro.
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