Attenzione
Il sogno di Semou: l’acqua a Mboul
Un cittadino del Senegal, integrato a Massa, spera di aiutare il villaggio di cui è originario
MASSA. Anche a Mboul, villaggio in Senegal che conta 500 abitanti, delle promesse politiche ne sanno qualcosa. Alto circa trenta metri, il dissalatore per rendere l’acqua potabile costruito dall’amministrazione del luogo e mai funzionato, resta lì a testimoniarle tutte. L’acqua in questo angolo di mondo non è bevibile. E per averne un po’, ogni giorno, c’è chi macina decine di chilometri. Quando a piedi, quando accompagnati da un paio di asini. Lo sa bene Semou Diouf, perché in quel villaggio c’è nato. Semou racconta il fenomeno dell’immigrazione analizzando un momento spesso ignorato. Quello che precede il viaggio, nella maggior parte dei casi disperato, intrapreso da decine di migliaia di africani. «Il bello di viaggiare è dato anche dal sapere di poter tornare» – spiega Semou Diouf, da 16 anni residente a Massa. Lui, come molti altri, è stato costretto a partire senza sapere se in quei luoghi sarebbe mai tornato. La famiglia ha racimolato soldi sufficienti a comprargli un biglietto di sola andata per l’Italia. E con un po’di fortuna, a Massa, ha costruito la sua vita. Negli occhi però resta ciò che ha visto e vissuto in Senegal, dove una parte della sua famiglia vive ancora. E nonostante il contratto a tempo indeterminato che lo rende indipendente e felice, voltare le spalle alla sue radici non è cosa ammissibile. Così ha ideato un progetto ambizioso che di giorno in giorno sta diventando sempre più concreto. Si chiama NN12 ed è la sigla che sta a significare le parole “Nor” e “Nawet”, dal senegalese “stagione della pioggia” e “stagione secca”. «Con gli effetti del surriscaldamento globale – spiega Semou Diouf – le piogge sono drammaticamente diminuite. Gli agricoltori non riescono più a coltivare cibo per il loro sostentamento. Così su 12 mesi l’anno, possiamo contare solo su 3 mesi di produzione agricola. Eppure proprio sotto i loro piedi c’è acqua, non solo petrolio. Abbiamo chiesto diverse volte alle multinazionali che scavano di darci modo di ottenere anche questo bene di prima necessità. Ma niente, abbiamo un dissalatore non funzionante, l’acqua sotto i nostri piedi e la mancanza delle tecnologie necessarie per poterne usufruire. Per questo ho pensato di fare qualcosa». A rispondere all’appello diverse associazioni solidali del territorio: l’associazione Don Cipollini, la comunità Monte Brugiana, le associazioni di volontariato che operano all’interno dell’Opa, e recentemente anche Gaia S. p. a. che ha messo a disposizione di Semou un ingegnere per progettare un piano di approvvigionamento idrico. A sostenere la causa di Semou c’è anche l’attivista Galeano Fruzzetti, che durante un incontro per parlare di “bollette salate”, ha scoperto che ad essere salate, in Senegal, sono le acque. «Il progetto è credibile – afferma Galeano Fruzzetti – Spero che i miei compaesani rispondano positivamente a quest’iniziativa». L’appello, sottolineano gli organizzatori, non è volto alla raccolta di soldi, ma a creare una rete di scambio di conoscenze e di tecnologie per poter rendere autonoma quell’area.
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