Il Tirreno

Colpo alla Marmi di Carrara

Colpo alla Marmi di Carrara

I ladri mettono a soqquadro gli uffici, rubati pc e macchine fotografiche: «Siamo esasperati»

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CARRARA. Colpo la scorsa sera alla ditta Marmi di Carrara di via Colombera. I malviventi - almeno due, secondo una prima ricostruzione - sono entrati negli uffici dell’azienda, spaccando la vetrata d’ingresso, incuranti che lo stabile fosse collegato con allarme alla società Il Globo. Una volta dentro - la centralina ha registrato che erano le 22 e 03 del venerdì - hanno messo tutto a soqquadro in tempi record, alla ricerca di soldi e alla fine hanno arraffato un computer e un paio di macchinette digitali prima di darsi alla fuga e prima che arrivassero le guardie giurate. Insomma, un colpo messo a segno da professionisti, probabilmente anche con l’ausilio di un complice all’esterno a fare da “palo”. Ieri mattina, il sopralluogo delle forze dell’ordine alla ricerca di indizi utili. Non è il primo furto subìto dalla storica azienda Marmi di Carrara, ditta che ha più di 60 anni (fu fondata nel 56 da Giovanni Musetti). Uno degli amministratori, Pierluigi Musetti, figlio del fondatore, si sfoga: «Guardi – spiega - siamo amareggiati e avviliti, non è il valore in sè degli oggetti rubati, ma è lo spregio di vedere tutto buttato all’aria, e neppure in piena notte, come se comunque si sentissero impuniti, imprendibili. Non siamo in grado di fare un inventario completo, lo faremo lunedì (domani per chi legge, ndr) quando le impiegate rientreranno. E meno male che siamo collegati con la Globo, e grazie a questo abbiamo limitato i danni. Una volta ci portarono via quattro computer, è desolante entrare in ufficio e vedere tutto a soqquadro». Musetti è affranto. «Colpisce - aggiunge - che questo furto avvenga a meno di una settimana del gravissimo episodio avvenuto in casa di Alberto Franchi. Per carità, mi rendo conto che un furto come questo non è paragonabile all’assalto armato subìto dalla famiglia Franchi, però ci siamo sentiti per telefono con Alberto, mi ha fatto coraggio. Devo dire che capisco quando ha detto che si armerà, è una frase forte in linea con la sua terribile esperienza. Anche a me verrebbe di getto di dire che la paura può spingere ad armarci, perché ci sentiamo in balìa dei banditi. Però prima di arrivare a tanto vorrei invece che noi come imprenditori, ma direi anzi come cittadini, perché i furti colpiscono tutti, facessimo una delegazione per chiedere un incontro al prefetto. Davvero così diventa difficile fare impresa, parlo anche di chi in genere maneggia soldi, dal tabaccaio, al benzinaio. Servono più controlli - insiste - non è possibile che ci siano solo due pattuglie, di polizia e carabinieri, in giro di sera e di notte. Come fanno a controllare un territorio così vasto? Franchi ha parlato di usare l’esercito: da parte mia, mi limito a dire che noi paghiamo le tasse, e sta ad altri garantire la sicurezza. Ma appunto, la sicurezza deve essere garantita. Non so dove arriveremo con questa recrudescenza di furti. Do piena solidarietà all’imprenditore e amico Alberto Franchi che ha vissuto sulla sua pelle un episodio gravissimo, rispetto al nostro, ma che potrebbe ripetersi. Chiediamo sicurezza, solo quello. E pene più pesanti per chi delinque: ci penserebbero due volte». (m.b.)



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