Il dolore
Restano in carcere i rapinatori di banche
Per il tribunale «sono pericolosi». Furono responsabili di due colpi fra Marina e Avenza: erano incappucciati e armati
CARRARA. Due rapine, messe a segno tre anni fa. Due colpi in banca caratterizzati dalla violenza con cui vennero messi a segno. Violenza verbale e psicologica, quelle parole forti: «dateci i soldi o qui succede qualcosa di brutto».
Un periodo in carcere, in Sicilia, e poi, nei giorni scorsi la comparizione davanti al gup che doveva esprimersi sul decreto di giudizio immediato a loro carico. Qui, in aula, succede che due dei tre rapinatori, avanzano al collegio giudicante la richiesta di revoca della misura cautelare. In sostanza fanno chiedere ai loro avvocati di poter uscire dal carcere in attesa del processo.
Il pubblico ministero, Alberto Dello Iacono, si dice favorevole all’obbligo di residenza e di firma. Ma i giudici (la composizione era collegiale) ritenuta la gravità del quadro indiziario e la pericolosità, non attenuata dallo stato di reclusione, hanno respinto la richiesta. Giacomo e Simone Santoro e Antonino Avolese restano in carcere. Le posizioni di Giacomo Santoro e Avolese sono state stralciate perché i loro legali hanno fatto richiesta di rito abbreviato e quindi le loro posizioni sono state rinviate al gup.
Le rapine. Due colpi che, all’epoca, siamo nell’autunno fdel 2015 avevano fatto molto scalpore. E non solo perché erano avvenute a poco più di un mese di distanza l’una dall’altra.
Nell’ottobre di tre anni fa erano entrati con i taglierini in mano nella Banca regionale europea, ex Banco San Giorgio, di viale Galilei a Marina di Carrara. I malviventi avevanostudiato il colpo nei dettagli; mentre minacciavano i cassieri col taglierino sequestravano chi entrava in banca di volta in volta. Avevano chiuso dodici persone in un ufficio e svuotato la cassa portandosi via 90mila euro.
I tre erano svaniti nel nulla, lasciando i dipendenti (tre) e clienti (nove) sequestrati sotto choc. Per una donna era stato necessario ricorrere alle cure mediche.
A metà novembre, dello stesso anno (il 2015) un altro colpo. Una rapina choc ieri alla banca di viale da Verazzano, nella zona del porto di Marina di Carrara, la Cassa di Pistoia e Lucchesia. Erano entrati nella filiale uno con il cappuccio della felpa calato sul viso, uno a volto scoperto e, l’ultimo con un taglierino in mano. Si erano avvicinati alla cassa e come nel precedente colpo avevano minacciato l’impiegato brandendo il taglierino quasi sotto la sua gola. Si erano fatti quindi consegnare una grossa cirfra, 60.000 euro e poi si erano dati alla fuga. Lasciando anche in questo caso dietro di loro una sica di terrore. Quella frase: «Dateci i soldi o qui finisce male» era suonata infatti come una minaccia perentoria, e quel taglierino puntato alla gola aveva fatto il resto.
Dopo le due rapine, così simili, erano partite le indagini che nel luglio del 2017 portarono all’arresto dei tre rapinatori. Per tutti e tre si aprirono le porte del carcere, in Sicilia, da dove sono usciti nei giorni scorsi per presentarsi in tribunale a Massa (quello di competenza visto che è nella provincia apuana che sono avvenuti i fatti).
Il tribunale ha respinto la richiesta di revoca delle misure cautelare quindi i tre rapinatori resteranno in carcere fino al processo.
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