Il Tirreno

un libro del professor grandi destinato a far discutere 

Ma c’è chi scrive: «Una Colonnata di frottole»

Ma c’è chi scrive: «Una Colonnata di frottole»

CARRARA. “Una Colonnata di frottole” è il titolo del capitolo. Macché lardo come cibo degli schiavi romani. E tantomeno di Michelangelo e dei suoi lavoranti. “Falso” che fosse il cibo degli anarchici...

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CARRARA. “Una Colonnata di frottole” è il titolo del capitolo. Macché lardo come cibo degli schiavi romani. E tantomeno di Michelangelo e dei suoi lavoranti. “Falso” che fosse il cibo degli anarchici che lavoravano alle cave. E allora quando nasce il lardo di Colonnata? Grossomodo non più di 25 anni fa, all'inizio degli anni Novanta. Così Alberto Grandi, professore di economia all'Università di Parma, prova a smontare il mito del lardo più famoso d'Italia, indicazione geografica tipica dal 2003. Lo fa in un libro uscito in questi giorni per la Mondadori intitolato “Denominazione d'origine inventata”. Con il sottotitolo “La bugie del marketing sui prodotti tipici italiani”. E il primo capitolo di questo libro che punta a sfatare i nostri miti in fatto di cibi tipici è dedicato proprio al lardo di Colonnata, uno dei simboli del made in Italy nel mondo. Chissà cosa ne pensano i vari Fausto Guadagni e Venanzio Vannucci che del lardo stagionato in conca di marno hanno fatto una vera e propria religione. Non che l’autore non riconosca la grandezza del nostro affettato. «Diciamo subito una cosa - attacca il capitolo - Colonnata, frazione di Carrara, è davvero un luogo suggestivo che merita una gita con incluso pasto a base di lardo prodotto in zona». Non solo, Grandi aggiunge: «Il lardo è un prodotto straordinario, uno di quei cibi per i quali vale la pena essere nati». Poi però inizia l'operazione di minimizzazione della sua storia. Niente romani o Michelangelo, appunto. Grandi smonta anche il fatto che un indizio della tradizione di produzione in loco del lardo sia la chiesa di Colonnata intitolata a San Bartolomeo. Che è protettore anche dei macellai. Ma secondo Grandi nel Medioevo i macellai trattavano carne bovina, mentre i suini erano appannaggio dei norcini, che però - parole del professore d economia – «non avevano niente a che fare con i macellai e quindi con San Bartolomeo». Conclusione di Grandi? La storia di Colonnata e del suo lardo «comincia più o meno ad inizio anni Novanta del secolo scorso (XX) quando un piccolo gruppo di produttori e di ristoratori della provincia di Carrara (sic) iniziò accarezzare l'idea di promuovere il territorio anche attraverso il canale della gastronomia». E poi accenna al fatto che all'inizio si parlo di un prodotto di Carrara per collegare subito il salume al marmo dove veniva stagionato. Ma per l'autore la scelta di Colonnata, avvenuta nel 2003, è stata perfetta. Il capitolo conclude “Colonnata è la tipicità all'ennesima potenza”. E gli schiavi romani e Michelangelo e gli anarchici sono solo il “companatico” giusto per questa operazione che Grandi definisce di marketing. Fin qui il capitolo che l’autore dedica al nostro lardo. Ma tutto il libro ruota attorno alla volontà di smitizzare la storia delle nostre dop e igp. Un libro senz’altro destinato a far discutere. (i.a.)

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