Proteste
Marito e moglie corrieri della cocaina
Sono stati fermati con sette chili di stupefacente in auto. Lui difende lei: «Non sta bene, fatela uscire dal carcere»
MASSA. Erano partiti dal Belgio con un carico di sette chilogrammi di cocaina nascosti sotto la ruota di scorta della loro auto e dietro la tappezzeria delle portiere. Ed erano arrivati quasi a destinazione, ma i due - marito e moglie di origine algerina lui e belga lei - non sapevano che ad attenderli al casello di Massa non c’era soltanto il loro cliente ma anche i militari della guardia di finanza. Le fiamme gialle stavano seguendo gli spostamenti della vettura con targa straniera da quando aveva varcato i confini del nostro paese, conoscendo perfettamente cosa trasportasse. Così la coppia invece dei soldi che aveva pattuito con l’uomo che aveva ordinato lo stupefacente ha trovato le manette. Lui, Samir Dorbanne, è stato portato nel carcere di Sollicciano; lei, Dominque Denise Muller, nella casa circondariale di Pisa. A difenderli gli avvocati Riccardo Balatri, Roberta Caldani e Tania Brunetti.
L’uomo in questi giorni sta chiedendo a gran voce di essere sentito dagli inquirenti perché vuole raccontare come sono andati i fatti, soprattutto vuole spiegare che la sua compagna non c’entra nulla con tutta questa storia. Gli accordi li aveva presi Samir con Hassan Beghdadi, il marocchino, residente a Castelnuovo Magra, che attendeva il carico per poter rifornire le zone di Massa e della Versilia. Ed era lui a essere finito nel mirino della finanza. L’algerino si era portato dietro la donna per farle conoscere l’Italia, per lei doveva essere una sorta di viaggio romantico. E per questo quando ha visto i militari e i cani antidroga ha avuto un mancamento. Anche perché - ha detto Dorbanne ai suoi legali - Dominique è malata ed è incompatibile con il regime carcerario. «Ho paura che possa perdere la vita in cella», ha raccontato in lacrime. L’indagine è sulla scrivania del sostituto procuratore Alessandra Conforti. E presto il pubblico ministero potrebbe sentire il corriere di nazionalità belga. Soltanto questo potrebbe restituire la libertà alla moglie.
Beghdadi invece si trova nel penitenziario di La Spezia. Non ha risposto al giudice che ha convalidato l’arresto e soprattutto non ha alcuna intenzione di collaborare. I sette chilogrammi di cocaina, una volta immessi sul mercato, gli avrebbero fruttato più di cinquecentomila euro. Resta da capire se il viaggio dal Belgio all’Italia è una nuova frontiera dello spaccio oppure se si è trattato soltanto di un caso. (d.d.)
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