Sicurezza
I Grig e Cava Vittoria: revocate la concessione
Per i giuristi-ambientalisti la sola sospensione delle attività estrattive ordinata dal Parco delle Apuane non è sufficiente e può favorire la ripresa dei lavori
FIVIZZANO. Dubbi e interrogativi del Grig, Gruppo di intervento giuridico sul provvedimento del 9 scorso con cui il Parco Alpi Apuane ha disposto – a due mesi di distanza del sequestro ordinato dalla Procura di Massa – la sospensione dei lavori estrattivi e il ripristino ambientale della Cava Vittoria nel bacino del Sagro, intimando la predisposizione entro 30 giorni di “un progetto di riduzione in pristino e risistemazione ambientale relativo all’area interessata”, da realizzarsi entro il termine complessivo di 90 giorni dalla notifica della medesima ordinanza.
Secondo i giuristi-ambientalisti il provvedimento èì un atto dovuto assunto peraltro in ritardo. Ma potrebbe essere anche una specie di escamotage, così ragionano i Grig, per favorire la ripresa dell’attività della cava. Non è che, si domandano il provvedimento possa «essere utilizzato per la richiesta di revoca del sequestro preventivo per realizzare il progetto di ripristino ambientale? E chi può affermare, visti i precedenti, che tale malaugurata ipotesi non si risolva in una banale ripresa dei lavori estrattivi? Perché la Società estrattiva non presenta richiesta di ravvedimento operoso per l’effettuazione del ripristino ambientale sotto la stretta vigilanza della magistratura dimostrando così la sua concreta buona volontà? Perché il Comune di Fivizzano non adotta il provvedimento di decadenza dalla concessione estrattiva? Perché il Parco, soggetto istituzionale preposto alla salvaguardia ambientale delle Apuane, non presenta istanza di costituzione di parte civile nel relativo procedimento penale?»
Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ricorda di avere chiesto (5 agosto 2017) ai Comuni di Fivizzano e di Massa l’adozione dei provvedimenti di decadenza dalle concessioni estrattive rispettivamente per la Cava Vittoria e la Cava Madielle, a causa del mancato ripristino ambientale conclamato. E più in generale, i Grig parlano di un quadro di illegalità ambientale diffusa «con gravissimi danni all’ambiente e alle risorse naturali (soprattutto al patrimonio idrico a causa dell’inquinamento da marmettola», a fronte del quale «non si registrano i conseguenti opportuni provvedimenti di revoca e chiusura definitiva dei relativi siti estrattivi. La Regione Toscana, poi, sta a guardare, pur sollecitata esplicitamente. Ma dov’è finito il tradizionale buon governo del territorio toscano?»
Senza contare - dicono ancora – «i danni economici alla collettività: basti pensare ai maggiori costi (300 mila euro annui) per la potabilizzazione delle acque o alle mancate entrate della tassa concessione marmi sugli ingenti quantitativi estratti abusivamente: un vortice di probabili ricavi illeciti e di danni alla collettività sui quali il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha chiesto da tempo alle competenti magistrature di far piena luce».
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