Sicurezza
L’harem di escort gay di don Morini
Tutti i giovani “ingannati” dalla falsa identità del sacerdote: si presentò come medico e prescrisse farmaci a un ragazzo
CARRARA. Non solo Francesco Mangiacapra, l’avvocato e escort napoletano che con la sua denuncia ha scoperchiato il vaso di Pandora facendo esplodere, tre anni fa, il caso don Luca Morini, subito diventato don Euro.
Non solo Francesco. C’è una lunga schiera di escort gay citati nell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare come persone offese. Fabio, Nino, Thomas, Giovanni, Fabio, Michele, Luca e Gianluca (alias Maruzzella): questi i ragazzi con cui don Luca passava lunghi week end negli hotel extra lusso. E con cui si recava per trattamenti completi nelle beauty farm più alla moda del nord Italia.
Per impressionare favorevolmente i suoi giovani contatti escort gay, «inducendoli a essere più accondiscendenti e a instaurare con lui una relazione sessaule» così si legge negli atti, don Luca non si presentava con il suo vero nome e, soprattutto, non dichiarava la sua vera professione. Per questo fra i capi di imputazione a lui contestati c’è quello di “sostituzione di persona” (art. 494 cp). Perché don Morini si è presentato - dal settembre del 2014 a quello del 2016 - come un giudice, come un facoltoso filantropo, e come un luminare cardiochirurgo. In un caso specifico, quello del giovane Giovanni, don Morini si presentò come giudice, tenendolo sotto scacco con la minaccia di denunciarlo.
Non solo, con Gianluca (Maruzzella) don Luca si spacciò per medico, prescrivendogli anche terapie farmacologiche per curare alcune sue patologie.
«Don Luca faceva leva sulla debolezza di questi ragazzi - spiega Francesco Mangiacapra - talvolta anche sulla loro ignoranza: si presentava ad esempio com giudice, lo fece anche con me, dicendomi addirittura che si era occupato del processo Berlusconi. Io non mi sono fatto convincere e ho cominciato a fare delle ricerche: quando ho scoperto tutto non ho avuto alcuna remora a denunciare».
«All’inizio don Morini non aveva la percezione di quello che stava per succedere, sottovalutava le mie intenzioni, prendendomi in giro- continua Mangiacapra - E che pensasse che non facessi sul serio lo dimostra il fatto che ha continuato a vedere i ragazzi quando già sapeva della mia denuncia. Addirittura uno degli escort è stato sentito come persona informata dei fatti perché aveva lasciato il suo documento in uno degli hotel in cui aveva soggiornato insieme al sacerdote».
Insomma, secondo quanto racconta Francesco Mangiacapra, nemmeno a indagine già avviata don Luca Morini pensò ad abbandonare il mondo degli escort gay. Dei “suoi” ragazzi. Un mondo che conosceva davvero bene. «Vedeva tre o quattro ragazzi al mese - continua nel suo racconto Mangiacapra - Con loro faceva viaggi, in Italia ma anche ad esempio in Spagna e in altre località in Europa: è andata avanti così per almeno dieci anni. Questo lo so dai suoi racconti e poi, nell’ambiente ho conosciuto tanti giovani che lo hanno frequentato ma che non hanno mai parlato e che, per paura, hanno subito anche le sue minacce».
Adesso Francesco Mangiacapra, il grande accusatore, annuncia che sarà presente all’udienza preliminare dell’otto marzo in tribunale a Massa. «Ho già comprato il biglietto del treno, e come parte offesa avrò anche la possibilità di entrate in aula così, spero, di guardarlo negli occhi se, naturalmente, Morini si presenterà in tribunale».
E aggiunge una cosa: «Verrò a Massa con una sorpresa, con un bel mazzo di fiori, visto che l’otto marzo è il compleanno di don Euro».
(a.viv.)
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