Finanza
«Ci poteva scappare il morto»
Franchi: «Mi hanno puntato addosso la pistola e inferto una coltellata»
CARRARA. «Quella sera, tra pugni, coltelli e pistole ho pensato anche ci potesse scappare il morto: sì abbiamo avuto paura di morire, è stato il terrore». Alberto Franchi è ancora scosso, è pieno di lividi insanguinati; lo si vede in televisione, e ci risponde anche direttamente al telefono di casa sua dove per tutta la giornata di ieri c’è stato un via vai di amici e parenti. E quanto sia ammaccato e stravolto lo mostrano, come detto, le immagini del Tg4, con il primo piano del volto dell’imprenditore tumefatto dai colpi inferti dai criminali senza alcuna pietà. «E’ il modo di fare di queste bande criminali. Non penso ci sia qualcosa di specifico contro di me o la mia famiglia» racconta a Il Tirreno con un tono che tradisce tutta la stanchezza e lo stress delle ultime ore. Del resto le immagini della sua casa invasa da una banda di criminali, dei suoi figli e di sua moglie legati e minacciati, sono ancora inevitabilmente vivide nella sua mente così come il rumore sordo di quel colpo di pistola sparato in giardino a pochi metri di distanza da lui. E anche il dolore fisico provocato dalle percosse, «pugni, calci e anche una coltellata» subite quella sera, che gli sono valse due costole rotte e una notte in ospedale, è ancora ben lontano dall’essere lenito. Lui però si fa forza, dice di essere «in ripresa» e trova la forza di raccontare a i dettagli di quella terribile serata: «Mi hanno preso quando sono uscito in giardino, al buio all’improvviso. E nella confusione è anche partito un colpo di pistola, ma in modo accidentale» ricorda. Un disguido che sarebbe bastato da solo a scioccare chiunque.
E invece il peggio per Franchi e la sua famiglia, purtroppo doveva ancora venire: «Sono entrati in cinque dentro casa mia. Due sono rimasti fuori. Alcuni erano più mansueti, altri più violenti. Hanno legato tutti: mia moglie e i miei figli e a me hanno chiesto di aprire la cassaforte» riferisce. Lo hanno portato in giro per la casa, con la pistola puntata addosso. «Avevo già subito due furti, ed era da tanto che non usavo la cassaforte. Era vuota. Ricordavo la combinazione ma non la sequenza. Non sono riuscito ad aprirla».
A questo punto, i ladri hanno sfogato la rabbia sull’imprenditore con calci e pugni, e gli hanno inferto anche una coltellata. Poi si sono concentrati su quello che avevano a disposizione: «Hanno rubato due orologi, uno mio e uno di mia moglie. I suoi gioielli e quello che hanno trovato di contanti, circa 6mila euro» ricorda confermando che sì, è stato l’arrivo provvidenziale dei suoi ospiti a interrompere il saccheggio e la violenza. Ma come ha fatto una banda di otto elementi a entrare in una villa che sicuramente sarà stata protetta, anche alla luce delle due precedenti incursioni subite dai Franchi. «Hanno narcotizzato il mio cane da guardia e messo fuori uso le telecamere» spiega. Di qui l’incursione tutto sommato agevole nella villa che sorge in una zona collinare, con poche grandi abitazioni e tante, piccole, vie di accesso ma anche di fuga.
Dopo i primi due furti subiti e questa terza cruenta incursione nella sua abitazione, cosa chiede allora adesso Alberto Franchi alle istituzioni responsabili della sicurezza? «Una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio e più telecamere di videosorveglianza, anche nelle strade periferiche, per evitare che questi criminali riescano a farla franca» conclude l’imprenditore che ai microfoni del Tg4 invoca anche «un dispiegamento massiccio dei soldati. Che li portino fuori dalle caserme - chiede - tutto il personale disponibile». Di dov’erano? «Dell’Est, forse slavi...».
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