Sicurezza
Barghini sorride «White Marble, tutto molto bene»
L’organizzatore smorza le polemiche sui social «Poche lamentele e subito zittite dagli altri»
MASSA-CARRARA. «Se verrà dato risalto alle proteste di quelle poche persone che durante la White Marble Marathon hanno avuto qualche disagio negli spostamenti in macchina stavolta mi incateno in piazza». Sorride Paolo Barghini, l’organizzatore della corsa che abbraccia Carrara e Massa in 42 chilometri e 195 metri. È soddisfatto perché ha funzionato tutto alla perfezione. Nella mezza due piccole macchioline: le medaglie per i finisher che sono arrivate in un secondo tempo perché erano state dimenticate alla partenza e i primi due classificati che hanno sbagliato strada al bivio che portava al traguardo (hanno imboccato la via della maratona e hanno corso inutilmente per qualche metro). Sbaglio umano di chi è concentrato sulla competizione, non di chi aveva tracciato il percorso. «Sono contento - continua Barghini -. Voglio soltanto prendermi un paio di giorni per valutare con calma ma quello che mi è stato riferito dai runner è positivo. Hanno funzionato gli spostamenti con le navette, hanno funzionato i punti di ristoro e ha funzionato l’assistenza che abbiamo prestato a chi si è iscritto alla maratona e alla mezza». L’ultramaratoneta ringrazia anche il meteo: «Anche quest’anno abbiamo avuto in dono una splendida giornata. Abbiamo fatto delle riprese con i droni dall’alto che sono davvero mozzafiato. Quella della partenza sembra uno spot pubblicitario. Anzi dovrà diventare lo spot di Carrara. È anche per questo che si organizzano eventi così». Infine Barghini si gode i complimenti che gli ha fatto chi in questi giorni ha creduto poco alla portata della White Marble Marathon: «Sì c’è già chi mi ha detto che per la terza edizione farà di più. Purtroppo non tutti conoscono la maratona, ma è davvero uno spettacolo per chi la vive dall’interno e per chi dall’esterno. Adesso sono stanco, mi riposo un po’ e poi potrò fare un’analisi più dettagliata. Però lo giuro: se si parlerà dei disagi della viabilità mi incateno».
Le proteste sui social. Ci hanno provato a far passare il messaggio che era stato un disastro per chi si doveva muovere in macchina o scooter. Soprattutto sulle pagine di Massa e di Carrara di Facebook ma ogni post negativo è stato commentato più volte da chi invece ha voluto lodare un’iniziativa che ha portato parecchie persone nella provincia apuana. Una risposta per tutte ha fatto piacere a chi in questi mesi ha lavorato come un matto per rendere tutto perfetto: «Era scritto sui giornali, hanno telefonato a casa per avvisare delle zone e vie chiuse. Ma cosa volete? Sapete solo criticare. Che ben vengano queste manifestazioni».
L’indotto. Due giorni in cui ristoranti e alberghi (soprattutto nelle due Marine) hanno lavorato tantissimo. L’anno scorso l’indotto aveva sfiorato un milione di euro, per questa edizione bisognerà attendere ancora qualche giorno per avere numeri certi. Comunque bastava il colpo d’occhio di sabato sera: in giro c’erano parecchie comitive, chi il giorno dopo doveva correre e chi invece è venuto in veste di accompagnatore. Bisogna ricordare queste cose per dare un giudizio complessivo su quello che è un evento in ogni parte del mondo. Ecco non si è visto lo stesso tipo di partecipazione degli spettatori, un po’ freddini per la verità al passaggio dei runner. Eppure sono stati in parecchi che si sono messi ai bordi delle strade per gustarsi il passaggio di chi aveva deciso di trascorrere la domenica correndo. Ma anche qui si può solo che migliorare: servono degli spettacolini lungo il percorso, ovviamente su base volontaria, altrimenti sarebbe un salasso per chi organizza. Ma come detto la WMM può soltanto crescere, soprattutto nei numeri. Un migliaio di iscritti tra maratona e mezza non sono pochi, ma Barghini non si accontenta. Per questo motivo chi ha partecipato alla gara nel 2018 avrà l’opportunità di farlo anche nel 2019 a dieci euro.
La solidarietà. La White Marble Marathon non è solo corsa ma anche solidarietà. Grazie alla prima edizione è stato possibile realizzare un pozzo d’acqua in Togo, pagato con il ricavato della caparra di cinque euro versata per i microchip che i runner hanno utilizzato per cronometrare la loro performance. Molti podisti della maratona e della mezza maratona anche ieri hanno regalato la loro caparra sostenendo così il carattere solidale (oltrechè sportivo e agonistico) della WMM che si è messa a fianco della onlus "Charity in the world", impegnata da anni nella costruzione di pozzi d’acqua. Per la costruzione del pozzo in Togo l’anno scorso sono serviti cinquemila euro, un successo dal punto di vista umano. Ma un altro successo umano porta la firma di due atleti apuani: Mirco Ridolfi e Mario Manfredi. Il primo da solo (o quasi) ha portato un disabile lungo il percorso della maratona spingendo una speciale carrozzina, l’altro con un team ha spinto Andrea Aloi, ormai volto conosciuto delle corse di mezza Toscana. Anche lui in carrozzina.
Gli studenti. Bravissimi i ragazzi delle scuole apuane che hanno partecipato alla maratona grazie al progetto alternanza scuola-lavoro. Il loro contributo è stato determinante: i punti di ristoro se li sono gestiti da soli seguendo le indicazioni di Paolo Barghini e dei professori. Hanno fatto anche più del dovuto portando refrigerio a chi stava faticando per arrivare alla fine. Anche l’anno scorso erano stati bravi, questa volta sembra che si siano superati. La loro presenza sarà uno dei punti fermi anche della terza edizione della White Marble Marathon.
Filippo Rossi. Era il personaggio più atteso ed è riuscito a chiudere il 42 chilometri e 195 metri in due ore e cinquantasei minuti. «E andiamoooo! 2h56’, sfondo la barriera delle tre ore in maratona e comincio la stagione con il piede giusto. Un grande grazie a Roberto e Massimo, amici che mi hanno supportato durante tutti i 42 chilometri. Grazie anche al mio grande allenatore Paolo Barghini e a Guya De Ambrosis. E naturalmente un grande grazie a tutti i miei sponsor. Si parte forte per una stagione piena di soddisfazioni», ha scritto sul suo profilo Facebook evidentemente contento della sua prestazione. Ma un po’ tutti gli ultramaratoneti della scuderia di Barghini hanno fatto bene: Giuseppe De Rosa e Alessandro Andretto (che hanno corso con lo zaino da sette chili sulle spalle per preparare i 250 chilometri nel deserto dell’India che si terranno ad aprile), Davide Vitali, poco sopra le tre ore. Mentre Alberto Tagliabue (pure lui in partenza per l’India) era un pacemaker delle 3.30 (sono quelli che segnano il passo a chi vuole realizzare quel tempo).
Il ricordo. Alla partenza della maratona c’erano la mamma e la sorella di Gianfranco Magni, il capitano del team Gas runner morto qualche mese fa. Gli organizzatori della White Marble gli hanno reso un tributo. (d.d.)
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