Il Tirreno

Anti incendio, accertamenti su Iglom

di Chiara Sillicani
Anti incendio, accertamenti su Iglom

L’azienda coinvolta nella stessa indagine del Guglielmi. Verifiche anche sulle assunzioni. Il patron: siamo in regola

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MASSA. Teatro, ma non solo: i sigilli scattati lo scorso dicembre al Guglielmi sono una tappa di una più ampia indagine. Un’indagine sul rilascio della documentazione antincendio necessaria per edifici pubblici, ditte, magazzini. In particolare gli inquirenti avrebbero puntato la lente sui certificati di prevenzione incendi (i cosiddetti C.p.i) rilasciati in un determinato lasso di tempo e tutti a firma dello stesso tecnico. È quel tecnico, infatti, ad aver vidimato anche il certificato di Iglom, azienda leader nella miscelazione, nella produzione e nello stoccaggio dei lubrificanti. La ditta, forte di un protocollo regionale, ha acquisito una parte dell’area ex Eaton e lì ha aperto il suo secondo sito in città. Macchinari all’avanguardia e uno stabilimento nuovo per un investimento complessivo che sfiora i 20 milioni di euro. E proprio l’impianto antincendio di quel nuovo stabilimento e la documentazione rilasciata per la sua validazione sono stati oggetto di controlli da parte di periti nominati dalla procura. La conferma arriva dallo stesso Emilio Ricci, patron di Iglom.

«È successo qualche mese fa - esordisce - periti della Procura, venuti da Milano, hanno effettuato sopralluoghi al mio stabilimento e visionato la documentazione. Non ne ho saputo più nulla». Nessun atto giudiziario, nessuna notifica, soltanto un sopralluogo. Ma Emilio Ricci, che ha sostenuto un investimento pesante, ci tiene a ribadire che l’impianto è stato eseguito con la massima accuratezza: «Figuriamoci se di fronte ad una spesa di quasi 20 milioni di euro per il nuovo stabilimento, poi realizzo un impianto che non risponda al dettaglio alla normativa vigente. Ho fatto seguire la fase progettuale ed esecutiva a professionisti di spessore».

Non solo, l’impianto antincendio dello stabilimento Iglom - assicura Ricci - è stato valutato anche dalle società petrolifere per cui lavora (colossi nazionali e internazionali) e dalle compagnie assicurative: «I miei clienti - spiega Emilio Ricci - sono venuti più volte a vedere lo stabilimento e hanno verificato anche l’impianto anti incendio. In ditta capita che ci siano 6-7mila tonnellate di prodotti per questo noi abbiamo assicurazioni importanti. Le compagnie assicurative con cui abbiamo stipulato i contratti sono venute personalmente per accertarsi dell’idoneità dell’impianto». Insomma, chiaro che un’assicurazione prima di sottoscrivere un contratto per l’antincendio verifichi un impianto e quello della Iglom è sempre risultato - spiega il patron - a regola d’arte.

Ma il lavoro degli inquirenti non si sarebbe fermato all’antincendio: sarebbero stati estesi i controlli anche per verificare un presunto “scambio” tra il rilascio della documentazione antincendio e un’assunzione presso Iglom.

«Non alimentiamo le male lingue - taglia corto Emilio Ricci - Questi non sono temi su cui fare pettegolezzo. Io dopo il sopralluogo - prosegue - non ho ricevuto alcun atto dalla Procura. Aggiungo comunque che le assunzioni alla mia azienda le ho fatte soltanto in base alle competenze, su un criterio meritocratico. Il resto - lo ribadisco - sono malelingue. Queste sono cose per farci male, questo ci danneggia».

Solo un sopralluogo, ad ora, quello effettuato alla Iglom a cui - parola di Ricci - non hanno fatto seguito atti e notifiche. Certo è che l’indagine, emersa il 20 dicembre scorso con i sigilli al Guglielmi ( il Comune è parte lesa), è più ampia di quanto apparisse in un primo momento e non si concentra soltanto sugli edifici pubblici, ma anche su quelli privati. La lente degli inquirenti, dopo prime verifiche appunto su immobili pubblici, tra cui il teatro (leggi articoli accanto e sotto), si è spostata ora su aziende, magazzini, stabilimenti industriali. E tra questi appunto la Iglom.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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