Sicurezza
«Cave private? Una sentenza discutibile»
Beni estimati, il sindaco De Pasquale e l’assessore al Marmo Trivelli confermano: faremo ricorso
CARRARA. «Sicuramente il fatto di parlare esplicitamente di ‘plurisecolari inefficienze delle amministrazioni’ conferma quanto sosteniamo da sempre rispetto all’immobilismo di chi ci ha preceduto. Allo stesso tempo, però, tenuto conto dell’importanza di una controversia di questo tipo, la motivazione della sentenza ci sembra alquanto riduttiva anche rispetto alle varie argomentazioni giuridiche e storiche che sono state presentate dalle parti durante il processo»: lo dicono il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale e l’assessore al Marmo Alessandro Trivelli che «dopo un’attenta lettura» commentano la sentenza emessa lunedì dal giudice Paolo Puzone sulla natura dei beni estimati. «Il Comune di Carrara proseguirà l’azione legale in appello, ma non per perseguire una battaglia ideologica, bensì per una di diritto per far valere le proprie ragioni nell’interesse esclusivo della collettività» annunciano da Palazzo Civico. De Pasquale e Trivelli rispondono anche ai vertici locali di Confindustria: «Concordiamo sul fatto di aprire una discussione seria e approfondita sul sistema marmo. Sicurezza, ambiente e filiera saranno temi trattati all’interno del regolamento e costituiranno indici di premialità per la durata delle concessioni». Quanto poi alle affermazioni di chi nel commentare la sentenza, affermava che fino ai primi anni 2000 i beni estimati rappresentavano il 3% delle superfici escavate, sindaco e assessore osservano: Dalla ricognizione effettuata dell’ufficio marmo, che è pressoché ultimata, emerge una situazione ben diversa». All’epoca , ricordano De Pasquale e Trivelli, «non esisteva il canone di concessione per cui con la tassa marmi tutte le cave pagavano indistintamente’ (o quasi), anche se poi la sentenza della Corte europea del 2004 stabilì che dopo il 1992 il Comune di Carrara non poteva ignorare che la tassa controversa era incompatibile col diritto comunitario». Da Piazza Due Giugno ricordando dunque che «questa inefficienza è costata al Comune diversi milioni di euro. Ma non finisce qui: nel 1999 e nel 2002 viene modificato il regolamento degli agri in cui si diceva che le concessioni sarebbero state rilasciate, la loro durata allungata a 29 anni e il loro rinnovo automatico. Un vero capolavoro - commentano gli amministratori pentastellati - concessioni perpetue uscite dalla porta e rientrate elegantemente dalla finestra!». Secondo sindaco e assessore, queste ‘plurisecolari inefficienze’ sono state trasmesse di amministrazione in amministrazione, fino alla promessa della giunta guidata da Giulio Conti «di rilasciare le concessioni entro un anno dalla entrata in vigore del presente Regolamento, cioè mai». Insomma secondo De Pasquale e Trivelli la sentenza di lunedì è solo figlia dei tanti errori commessi in passato nella gestione del pianeta lapideo.
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