Il Tirreno

Sorpresa, la provincia non è depressa

Sorpresa, la provincia non è depressa

I risultati dell’analisi dell’Istituto di studi e ricerche: brilla l’estrazione del marmo, ma anche il resto se la cava bene

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CARRARA. Prosegue il momento d’oro dell’industria lapidea, in particolare del settore estrazione. A certificarlo è l’osservatorio sui bilanci delle società di capitali della provincia di Massa-Carrara promosso dall’Isr, l’Istituto di studi e ricerche della Camera di Commercio. Bene l’estrazione, ma in realtà è la fotografia generale che ne esce della nosra economia che dà segnali confortanti.

In sintesi: la ricerca mostra che l’utile è stato a livelli elevati per molti settori e tipologie d’impresa della nostra provincia nell’anno 2016, con valori medi quasi doppi rispetto a quelli del resto della Toscana; la solidità patrimoniale delle nostre imprese si è irrobustita, superando agevolmente la soglia regionale; produttività del lavoro migliore della Toscana; imprese locali che pagano 1 euro in più di imposte e tasse rispetto alle toscane, ogni 100 euro di ricavi. Sono questi in estrema sintesi gli spunti principali emersi dall’Osservatorio sui bilanci 2016 delle società di capitali della provincia apuana, redatto, come ogni anno, dall’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa-Carrara; in questa dodicesima edizione, sono stati analizzati circa 46mila prospetti contabili di tutta la Toscana.

«Sfatati i luoghi comuni». «Sono molte le considerazioni che lancia questa ricerca - dichiara il Presidente della Camera di Commercio, Dino Sodini - Ci colpisce il fatto che essa sfati moltissimi luoghi comuni che, inconsapevolmente, ci portiamo dietro, di un territorio che ha al suo interno imprese meno competitive, meno capaci di fare utili, potenzialmente meno appetibili nei confronti delle banche, rispetto alla Toscana. Questo rapporto dice assolutamente il contrario, mostrando come una buona fetta del nostro tessuto economico, quello delle tante società di capitali, ha dei fondamentali solidi, arrivando a primeggiare in molti casi nel quadro regionale, anche su settori presenti in tutta la Toscana».

L’Osservatorio mette innanzitutto in evidenza come già il 2016 sia stato un anno positivo per le nostre società di capitali, grazie ad una crescita media del fatturato del +0,6% rispetto all’anno precedente.

Più utili rispetto al resto della Toscana. Nell’anno preso in esame, le nostre imprese hanno prodotto un fatturato medio di 1,2 milioni di euro che, malgrado sia stato inferiore di oltre 500mila a quello medio regionale (risultando circa il 70% di quello), si è trasformato in un risultato di esercizio finale pari a 41mila euro (3,4% del fatturato stesso), un valore superiore del 25% a quello mediamente prodotto dall’impresa toscana (32,5 mila).

E’ bene precisare - osserva l’Isr - che questa ottima redditività non è derivata soltanto dalle medio-grandi imprese (utile medio di 1,3 milioni di euro, equivalente al 6,2% del giro d’affari), o dal settore estrattivo (utile all’8,7% del corrispondente fatturato) o della lavorazione lapidea (utile all’8,6% del corrispondente fatturato). Ciò che evidenzia l’analisi è che questa redditività è stata positiva su larga scala, riguardando altresì le imprese micro e diversi altri settori della nostra economia, come meccanica, costruzioni, commercio, turismo e servizi, anche se evidentemente in questi casi non sono state toccate le punte record delle imprese di più grande dimensione o di quelle appartenenti, in generale - come detto - al settore lapideo. Questa significativa redditività netta la si è potuta misurare anche sul principale indicatore, il cosiddetto Roi: nel 2016, ogni 100 euro di investimento fatto dalle nostre imprese ha prodotto una marginalità lorda di 6 euro, in crescita rispetto al biennio passato, e superiore ai 4,5 euro delle imprese toscane. Sono arrivati inoltre segnali positivi dagli investimenti: quelli fatti sulla struttura sono cresciuti in un anno, secondo i bilanci, del +2,3% a fronte di una media regionale del solo +0,5%. Dal lato della situazione finanziaria, l’Osservatorio fa notare come il grado di patrimonializzazione delle nostre imprese si sia consolidato nell’ultimo biennio, grazie anche all’accantonamento dei nuovi utili realizzati, raggiungendo nel 2016 quasi il 38% del capitale investito, a fronte di una media regionale del 34,4%, confermando una solidità media delle nostre società maggiore di quella toscana.

Secondo il presidente dell’Isr, Vincenzo Tongiani, «questa ampia analisi, condotta su un’enormità di bilanci - quasi 46 mila per tutta la Toscana, di cui 2.200 per la nostra provincia – segnala una cosa fondamentale: anche le nostre imprese più piccole, quelle per intenderci che fatturano meno di 2 milioni di euro l’anno, pur destreggiandosi in mezzo al mare della crisi di questi ultimi anni, hanno comunque riacquisito una certa capacità di autofinanziarsi, che ha permesso loro di consolidare i propri fondamentali economici e finanziari, per presentarsi meglio di fronte al sistema del credito e poter intercettare più efficacemente i segnali di risveglio della nostra economia».

Buona liquidità. Anche la liquidità delle nostre imprese è risultata essere migliore di quella Toscana, con un cash flow all’11,5% del fatturato, contro il 9% della media regionale. Il Rapporto si addentra, infine, in un’analisi di posizionamento della nostra provincia, decretando come le società di capitali di Massa-Carrara nel 2016 siano state le più “equilibrate” dal punto di vista economico-finanziario in regione, distanziando quelle di province come Firenze, Arezzo e Lucca. In merito in dettaglio ai dati delle aziende del settore estrattivo, il fatturato medio delle 49 aziende prese in esame è stato di due milioni e 418mila euro (+7,5%), più del doppio della media delle 2239 aziende analizzate dall’Isr (un milione e 198mila euro, +0,6%); e hanno fatto registrare un Roi operativo (margine operativo netto riferito al capitale investito operativo netto) del 17,5%, rispetto al 6,1% di media del totale delle aziende. (m.b.)

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