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Prostituta uccisa: il colpevole è fuggito

Prostituta uccisa: il colpevole è fuggito

Era il suo sfruttatore: dopo il delitto (era il ’98) aveva raggiunto l’ex Jugoslavia. Arrestato, era riuscito a far perdere le tracce

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MASSA . È accaduto molto tempo fa, 20 anni per essere precisi, ma è accaduto: lo stupro di una ragazzina albanese di 13 anni, in un pub di Massa, a opera di tre professionisti affermati della città e un omicidio, sugli scogli di una spiaggia di Marina di Massa, di una prostituta, massacrata a calci e pugni dal suo sfruttatore. E poi portata in un’abitazione di Marina, dove è stata ritrovata, per simulare un suicidio. Le storie delle due giovani donne tornano d’attualità grazie a un servizio del Tg2 dossier, dedicato al racket della prostituzione minorile in Italia: la tratta delle vergini, pagate quasi a peso d’oro, e da tenere in vita e sane, almeno finché rimangono minorenni, perché questo richiede il mercato.

Così si torna a parlare di un caso che nel 1998 procura - l’indagine era stata condotta dal pm Roberto Bufo (il giudice arrestato nell’inchiesta sulle aste truccate)- e polizia hanno creduto isolato, ma che forse oggi nasconde ancora radici.

La prostituta, che aveva 22 anni e si chiamava Edleva Elko, fu trovata morta in un appartamento di via Paolo Ferrari nel settembre del 1998: nonostante il depistaggio fu subito chiaro agli inquirenti che si era trattato di un pestaggio nell’ambito dei rapporti tra le ragazze sfruttate e i loro sfruttatori avvenuto sugli scogli di Marina; le indagini portarono anche all’identificazione del presunto omicida, uno slavo, con numerosi precedenti penali, che riuscì a scappare all’estero. L’uomo fu anche ritrovato e arrestato, ma grazie alla confusione che regnava nella ex Jugoslavia in quel periodo riuscì a scappare in un altro stato dove ha fatto perdere le sue tracce.

Non ci furono, secondo la polizia, testimoni oculari del fatto, ma le indagini portarono a un’altra giovane prostituta, minorenne, di appena 13 anni, che aveva vissuto con la compagna uccisa e che, probabilmente, conosceva i suoi assassini. A quel tempo la ragazza, che era poco più che una bambina, non volle collaborare, rese alcune dichiarazioni, ma poi scappò via e non si fece più trovare né interrogare. Solo oggi ha avuto il coraggio di parlare e Piergiorgio Giacovazzo, il giornalista che la intervistò, qualche anno fa, garantendole la massima riservatezza sulla sua identità, l’ha definita, dopo lungo tempo, «ancora terrorizzata».

La ragazza oggi dovrebbe avere circa 30 anni e non è più rintracciabile, ha cambiato più volte casa, ospite della comunità Papa Giovanni XXIII, e non possiede contatti diretti a cui fare riferimento. Fu stuprata a Massa, all’interno di un pub del centro, da tre uomini che lei stessa aveva riconosciuto come “stimati professionisti”, un avvocato e due medici, forse perché lo aveva sentito dire dai suoi sfruttatori, o perché aveva capito che per una vergine come lei avrebbero pagato molti più soldi che per una qualsiasi altra prostituta. «Non so quanto pagarono per me- racconta al Tg2 dossier la ragazza- ma erano tanti soldi». La giovane non ha mai denunciato quanto accaduto in quel locale e quindi i tre uomini, colpevoli del reato di violenza sessuale, per aver consumato un rapporto con una tredicenne, non solo non sono stati mai trovati, ma non sono mai stati neanche cercati. Sulla vicenda è calato, non per colpa delle istituzioni è chiaro, un velo pietoso, rimosso soltanto oggi, e solo in parte. Terrorizzata, la ragazza, che ha trascorso la sua vita nelle sedi della comunità di Papa Giovanni XIII, nel profondo sud, per non essere mai più rintracciata, parla delle docce fredde e delle scariche elettriche subite per punizione e dei venti clienti al giorno che i suoi sfruttatori le imponevano, perché, essendo minorenne, la richiesta era molto elevata; il prezzo calava dopo che le vergini consumavano il primo rapporto sessuale, per placare le perversioni dei clienti, ma le “bambine” erano sempre più richieste sul mercato del sesso.

«Non c’è, purtroppo, da meravigliarsi di questo- commenta il sostituto procuratore Alessandra Conforti-; basti guardare cosa c’è sul nostro litorale, ragazze giovanissime costrette alla prostituzione. Questo vuole il mercato». E continua: «Non mi stupisco neanche della richiesta delle vergini, ma non parlerei di un sistema radicato in provincia». Se poi ci siano in corso delle indagini, ovviamente, la pm non ha potuto specificarcelo, ma, ha dichiarato, «gli occhi sono aperti e approfondiremo se necessario il caso, anche se datato».

Manuela D’Angelo

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di Redazione Massa