Il Tirreno

Pietro Faleni con lui la Rotonda è sempre sul mare

di ALDO ANTOLA
Pietro Faleni con lui la Rotonda è sempre sul mare

L’epopea del maestro e del suo capolavoro E il dolore per la tragica morte del figlio

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Quando si fa il nome di Pietro Faleni immediatamente il pensiero va alla “Rotonda sul mare”, la canzone musicata dal maestro e che ha segnato il periodo italiano dagli anni dal dopoguerra ad oggi e che sicuramente resterà per sempre nella storia ma intorno ci sono anni di lavoro e tante composizioni. Su Pietro Faleni e la celebre canzone ispirata, scritta e musicata dagli autori Aldo Valleroni, Franco Migliacci e Pietro Faleni e portata al successo dalla fantastica voce di Fred Bongusto è già stato scritto tanto ed alla fine di chi sia la paternità dei versi o della musica non è stato mai chiarito, sicuramente è stato il terzetto a dargli vita e Fred a portarla al successo discografico (nel libretto c’è scritto di Migliacci e Faleni) ed in tutti i locali italiani e nel mondo. Dunque questo servizio vuole rendere omaggio al miglior musicista massese del tempo, al suo lavoro, alla sua vita che è diventata preziosa testimonianza del periodo sociale, culturale e soprattutto della ripresa del dopoguerra, del riaffacciarsi insieme alla ripresa economica anche quella che ha contraddistinto una rivoluzione culturale nei costumi sociali, nella vita lavorativa, negli svaghi ma in special modo, e qui la musica ha avuto parte fondamentale, alle unioni ed agli innamoramenti, alla formazione delle famiglie. Dunque questo scritto parlerà del maestro e del miscuglio della sua vita con quella musicale di interprete e testimone di un momento culturale che è stato rivoluzionario, che ha segnato la seconda metà del secolo.

Faleni nasce nel 1928 (lucidità e memoria rimaste top! ) a La Spezia da una famiglia di origini pontederesi con il padre, Alfredo funzionario del Banco di Napoli. «Mio padre sposò mia madre Giorgia Palmieri di Massa e la mia vita si è sviluppata qui ed anche se i primi anni dell’infanzia li ho vissuti a Spezia e mi sento completamente massese – inizia il racconto Pietro – la passione della musica già era cominciata là, da ragazzino mi piaceva il canto, le operette e cantavo spesso con l’orchestra della Marina Militare, anni 1939 e 1940. Studiavo musica privatamente, fisarmonica e pianoforte. Poi a Massa, iniziano i bombardamenti e gli sfollamenti, ma mio padre non volle saperne di uno nuovo dopo il primo subito durante i bombardamenti di Spezia e cosi rischiando, restammo in casa da mio zio Domenico Biancolini, maresciallo dei carabinieri alla Rocca. Ma la guerra aveva prodotto distruzione e macerie – continua Faleni – e proprio da queste nasceva una grande voglia di ripresa, rinascita. Insieme alla grande voglia di ricostruire, cresceva la voglia di divertirsi e la musica stava dando una spinta incredibile. Da tutte le parti nascevano le “feste da ballo”, così dalla Versilia fino alla Lunigiana era un continuo fiorire di sale da ballo, molte volte all’aperto, su piazze o case rimesse in piedi prima alla meglio, poi sempre più moderne. Una delle prime feste era stata Da Giò, a Poggioletto all’aperto e la sala Diana di Gino Moriconi a Ortola, poi ricordo le sale storiche da Umbertino, Villafranca, di Codupino, Montignoso, la Nespola, la Sala d’Arancio a Turano, il Gioiello, il Pirata, l’Alpemare, la Baffona all’aperto, ed altre che nemmeno avevano un nome (chissà nei settantenni quanti ricordi! ). Ed io come cantante e musicista ero richiestissimo. Per dare un idea dei tempi – dice sorridendo il maestro – ci facevamo da soli a mano anche le locandine. In tutti c’era la voglia di divertirsi, di ballare, di liberarsi. Tempi storici fino alla nascita dei magici Miami di Zerbini, ai Caffè Concerto, Oliviero ecc. Nasceva la musica storica – e qui Pietro si entusiasma – musiche e canzoni che univano le coppie come mai prima d’ora, dove queste feste avevano ridato quel senso di libertà fra uomini e donne nel frequentarsi apertamente, anche se a buio le ragazze dovevano essere a casa. Caso contrario dei Night! Ma la possibilità di vedersi e stringersi la domenica faceva vibrare i cuori, tremare le gambe». E dopo questi periodi ricordati con tanta emozione torniamo a parlare della Rotonda sul Mare e delle altre composizione del maestro.

«Questa canzone è nata sotto la spinta delle atmosfere citate prima – precisa Faleni – perché di pari passo con la musica era cresciuto il turismo estivo, gli amori estivi e questa canzone aveva ripreso proprio il tema di un amore estivo finito con l’estate. Le musiche, diventate più dolci, si alternavano con quelle più urlate. Fred Bongusto introdusse il suo modo perfetto di cantare e con la sua voce roca e bassa, mentre tutti strillavano, portò quella novità poi imitata da tanti altri e che a distanza di mezzo secolo è ancora una delle più belle, e lo resterà sempre” “Già” risponde Faleni. Ma la sua carriera musicale non è stata solo la Rotonda sul Mare? “È vero – ho fatto circa 270 canzoni, questa è quella che ha avuto più successo e per Fred ho scritto e musicato anche “Cosa farai” e altre, ma poi ne ho scritto altre ancora cantate da Jimmy Fontana, come “Bevo” che lo fece esplodere come cantante e mi ringraziò molto e “Bacco tabacco e Venere”. Com’è nata la collaborazione con Bongusto? “È nata attraverso Aldo Valleroni direttore della Bussola, una sera ci presentarono e iniziammo a sentirci e frequentarci, l’amicizia continuò tanto che una sera lo invitammo qui a cena a casa mia e venne con la sua compagna Gabry Palazzolo”. Pietro Faleni poi ha avuto anche tanti riconoscimenti, vinto tanti premi come il Burlamacco d’oro con la canzone Bevo, il premio al Festival di Zurigo con “Giuseppina” e quello al Cinebox di Milano insieme a Valleroni e Filibello. Purtroppo Faleni ha avuto nel suo periodo migliore un grande dramma familiare, altrimenti chissà quante altre opere ci avrebbe consegnato. «Il mio periodo felice ebbe uno stop con la morte di mio figlio Paolo alla vigilia del natale 1977 quando una macchina rubata ad un maresciallo di Massa lo prese nella corsia opposta mentre rientrava a casa dopo aver accompagnato un amico del suo complesso (c’era anche Zucchero), avevano fatto insieme una serata a Recco. Una settimana dopo avrebbe dovuto suonare in diretta Rai per la festa di Capodanno. Non mi sono più ripreso. Paolo era molto più bravo di me – confessa con emozione – come musicista, era nel complesso di Zucchero, una settimana prima aveva suonato con Bongusto e Peppino di Capri alla Bussola. Ed era intelligentissimo (questo ci è stato confermato anche da tutti i suoi compagni di allora) basti pensare che era già anche al quarto anno di medicina. I suoi temi al liceo scientifico vennero ritirati fuori e letti agli alunni durante la presidenza del professor Ermenegildo Manfredi. Aveva una memoria incredibile, stava attento e concentrato alle lezioni e dopo non aveva più bisogno di studiare molto». «Una scomparsa pagata dall’umanità – chiude con tristezza Pietro – sia fosse diventato medico che musicista avrebbe dato molto perché stava crescendo in entrambi i campi». «È vero – confermano anche qui gli ex compagni musicisti – era il più giovane di noi e tutti ricorrevamo a lui per chiedere chiarimenti su pezzi e accordi musicali».

Pietro, dal matrimonio con Ebe ha avuto altri due figli ai quali è molto legato, tutti con la passione della musica: Patrizia insegna in una scuola a Bergamo, Roberto fa l’impiegato ma è un bravo batterista e tastierista. Attualmente il maestro continua a dilettarsi fra le note, gli spartiti e la voce insieme ad un amico, Franco Tognoni, col quale incide cd nel suo studio sotto casa ed al quale ha dedicato il suo ultimo lavoro in una occasione speciale: “Grande amore”.

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