La manifestazione
Il gup rinvia a giudizio l’operaio della Stidda
Bartolomeo Monachella è accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso L’uomo si è fatto consegnare undicimila euro dal datore di lavoro. Ma si difende
MASSA. È stato rinviato a giudizio Bartolomeo Monachella, l’operaio di 42 anni originario di Gela indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova con l’ accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo il pm Federico Manotti, che ha coordinato la squadra mobile apuana, Monachella ha chiesto e ottenuto - in quasi un anno - undicimila euro al suo datore di lavoro, imprenditore titolare di una ditta con sede legale nel nisseno ma impegnata in un subappalto alla Nuovo Pignone, dietro minaccia di ritorsioni da parte della Stidda, l’associazione mafiosa conosciuta soprattutto nell’entroterra siciliano. Era stato proprio l’imprenditore ad assumerlo: Monachella, secondo quanto ha raccontato la vittima agli inquirenti, non faceva assolutamente nulla. E quando il datore di lavoro si era lamentato minacciando di licenziarlo erano scattate le ritorsioni. Oltre ai mezzi dati alle fiamme anche degli spari contro l’abitazione dell’imprenditore. Il processo si terrà a Massa e inizierà a dicembre, come ha disposto il gup Massimo Cusetti dopo essersi consultato con i colleghi massesi.
Il gup ha deciso di mandare l’imputato a dibattimento perché la questione è controversa. La difesa nell’udienza preliminare ha sostenuto una tesi diversa da quella dell’accusa: ovvero Monachella non ha chiesto soldi al suo datore di lavoro, ma era Cristoforo Palmieri, imprenditore di 47 anni titolare della Soces, a rendergli la vita impossibile. Fino all’accusa che ha portato il suo operaio nelle aule di un tribunale. Una sorta di ritorsione per liberarsi di lui. Palmieri però non si è limitato a denunciare il fatto: è stato molto collaborativo con gli inquirenti. Stufo delle continue richieste di denaro che gli faceva Bartolomeo Monachella, ha raccontato alla squadra mobile quello che stava subendo. Non lo ha fatto subito perché aveva paura, ma all’ennesimo mezzo distrutto dalle fiamme ha deciso di vuotare il sacco al vicequestore antonio Dulvi Corcione: «Mi chiede mille euro al mese in più di quello che prende di stipendio per aiutare gli affiliati della Stidda di Gela. Se non pago o mi lamento perché in cantiere non fa nulla mi succede qualcosa. Oltre al muletto incendiato mi hanno sparato anche alla saracinesca del garage di casa mia in Sicilia. Monachella si era arrabbiato con me perché gli avevo comunicato che lo avrei licenziato a causa del suo scarso impegno». (d.d.)
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