La manifestazione
Sono solo sette le concessioni “moderne”
Il punto: la prima fu rilasciata nel ’98 (per 20 anni), l’ultima nel 2010 (durerà fino al 2039)
CARRARA. L’ufficio marmo del Comune, dopo una serie di verifiche, ha stabilito che a Carrara le cave che possono vantare il possesso di una regolare concessione, rilasciata sulla base delle leggi attualmente vigenti, sono solo 4 su 79. «Tutte le altre - hanno sostenuto i funzionari del municipio - lavorano sulla base di concessioni livellarie, ovvero rilasciate in passato». In realtà, come abbiamo già avuto modo di scrivere, le cave carraresi “dotate” oggi di concessioni “moderne” non sono 4, ma 7. La prima risale al 1998 ed interessa la cava n. 151, denominata Vitticicaio, affidata per 20 anni alla ditta Figaia Spa. Due successivi provvedimenti, datati entrambi 12 aprile 2002, riguardano rispettivamente la cava Battaglino C (n. 56), concessa per 20 anni alla Euromarble Srl e la cava Tecchione Fossalunga, assegnata alla Fratelli Mazzucchelli Marmi Srl per lo stesso periodo di tempo. Del 2008 sono la concessione della cava Finestra B (n. 109) alla ditta Finestra Marmi di Elio Spadoni, quella del Fosso Cardellino A (n. 156) alla società cooperativa Etc e l’affido della Valpulita (n. 61) alla Calacatta Escavazione Carrara Srl. Queste tre concessioni hanno tutte durata di 29 anni. Nel 2014, però, la giunta comunale ha trasferito i diritti concessori della Valpulita alla Cmm Srl. L’ultima concessione, anch’essa della durata di 29 anni, è stata rilasciata nel 2010 alla Escavazione Marmi Srl per l’utilizzo della cava Boccanaglia Alta (n. 2).
Il Comune sostiene poi che, paradossalmente, sarebbero proprio le cave “dotate” di concessione “moderna” a creare maggiori problemi in caso di una nuova gara, la quale, una volta approvato il prossimo Regolamento degli agri marmiferi, che la maggioranza ha in studio, dovrà tenersi entro il 2023 (concedendo un’ulteriore proroga di un anno), quindi prima che scadano diverse delle concessioni “moderne”. Da qui l’esigenza di trovare una soluzione al problema da parte degli uffici legali del municipio, per capire se tali concessioni potranno decadere o meno. A stabilire i casi in cui il Comune dichiara la decadenza della concessione è l’articolo 11 del vigente Regolamento degli agri marmiferi. Oltre che per “il mancato pagamento del canone per un’annualità”, la dichiarazione di decadenza è prevista in caso di “cessione, non autorizzata, della concessione” e per inattività della cava, cioè quando essa “non sia stata lavorata con più operai per almeno otto mesi continui nel biennio”. Comportano dichiarazione di decadenza anche “aver affittato la cava o parte di essa”, l’aver commesso un “grave inadempimento agli obblighi derivanti dalla concessione”, oltre che “gravi inadempienze previste dalle leggi in materia della Regione Toscana”.
La dichiarazione di decadenza deve essere preceduta dalla contestazione dell’addebito da parte della giunta comunale, da attuare entro tre mesi dalla notizia dell’inadempimento, con assegnazione al concessionario di un termine non inferiore a 30 giorni per le proprie controdeduzioni. In seguito, la giunta formula una propria proposta al consiglio comunale, che assume la decisione definitiva con delibera, da notificare al concessionario, il quale avrà poi un tempo non inferiore a 60 giorni per adempiere a quanto previsto dalla normativa. Se la decadenza è dovuta a gravi inadempienze, la giunta, in luogo della dichiarazione di decadenza, può proporre il pagamento di una penale compresa tra 40mila e 400mila euro. Insomma, quella delle concessioni “moderne” rappresenta una questione di notevole rilevanza.
David Chiappuella
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