Il Tirreno

Si accascia in aula, malore per Fiorentino

di Alessandra Vivoli
Si accascia in aula, malore per Fiorentino

«Troppo stress» udienza interrotta, il brigadiere torna in carcere

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LUNIGIANA. In aula, e fuori, se ne sono accorti in pochi. Nessun gesto plateale, nessun espediente per richiamare l’attenzione. Alessandro Fiorentino, uno dei carabinieri sotto accusa per i presunti maltrattamenti nelle caserme della Lunigiana, per molti l’«anima nera», il leader di un gruppo di militari implicati in una vicenda che lo vede tutt’ora unico in carcere dei 31 militari coinvolti, si è accasciato. O meglio si è quasi ripiegato su se stesso dopo aver sussurrato al suo legale, Gianpaolo Carabelli di avere un forte giramento di testa.

Nessuno all’inizio se n’è accorto. Ma per il malore di Fiorentino il giudice Fabrizio Garofalo ha deciso di sospendere per una decina di minuti - intono alle 11 - l’udienza preliminare che era in corso già da un paio d’ore.

«Il mio assistito risente di un accumulo di stress e di otto mesi di carcere» ha dichiarato l’avvocato Carabelli. Ma una bottiglietta d’acqua e qualche bustina di zucchero non sono bastate, tanto che Alessandro Fiorentino è stato ricondotto nel carcere militare di Verbania prima del termine dell’udienza preliminare.

Un’udienza preliminare dai grandi numeri, a cominciare da quello degli indagati: trentuno, dei quali sono alcuni erano presenti, e che si è protratta per quattro ore. Un’udienza caratterizzata da tutta una serie di eccezioni presentate dagli avvocati per quel che riguarda le intercettazioni finite nei faldoni della Procura. Nel mirino sono finiti i tempi e i termini per cui, secondo i legali di parte degli indagati, quelle intercettazioni non potrebbero essere utilizzate.

Il giudice Garofalo si è poi ritirato e solo nel tardo pomeriggio ha letto l’ordinanza.

Intercettazioni: respinte le eccezioni, tutte ammesse. Hanno un ruolo chiave nella maxi inchiesta della Procura. Quei dialoghi e telefonate registrate sono state utili agli inquirenti per ricostruire, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, quanto accadeva nelle caserme della Lunigiana, almeno in quelle finite nel mirino per la vicenda dei presunti pestaggi. Gli avvocati volevano che venissero escluse dall’udienza preliminare: il giudice ha respinto tutte le eccezioni.

È solo alle 18 e 30 che il giudice Fabrizio Garofalo ha letto l’ordinanza che risponde alle eccezioni sollevate dal parterre di avvocati che erano presenti in qualità di difensori all’udienza preliminare di ieri mattina in tribunale a Massa. Procediamo con ordine. Il giudice Garofalo ha dichiarato infondata l’eccezione dell’avvocato Carabelli sulla notifica a Fiorentino e così altre eccezioni riguardanti altre notifiche e deposito atti.

Anche sulle costituzioni di parte civile Garofalo ha dichiarato infondate le eccezioni avanzate in apertura di udienza. Stesso responso per quel che riguarda l’inutilizzabilità delle intercettazioni con il trojan (il softweare utilizzato dagli inquirenti per monitorare i cellulari di servizio dei militari) e respinte anche le eccezioni di inutilizzabilità di intercettazioni per difetto di autorizzazioni e su quelle registrare in una macchina dei carabinieri.

La nomina del perito. In sostanza il giudice Garofalo ha rigettato tutte le eccezioni avanzate dai legali della difesa sulle intercettazioni e ha aggiornato l’udienza preliminare al prossimo 7 febbraio.

In questa data sarà nominato dal tribunale un perito proprio per quel che riguarda i numerosi file audio delle intercettazioni che sono entrati nel maxi faldone della Procura.

L’indagine. Sono decine gli episodi finiti al vaglio degli inquirenti di Massa nell'inchiesta aperta sull'attività dei Carabinieri in alcune stazioni della Lunigiana. Una trentina i carabinieri indagati, di stanza nelle caserme di Aulla, di Albiano Magra, di Licciana Nardi e nel nucleo radiomobile di Pontremoli.

Fra gli oltre cento capi di imputazione elencati nella sua ordinanza ci sono reati come lesioni, falso, abuso d'ufficio, un episodio di sequestro di persona, un episodio di violenza sessuale, possesso di armi per alcuni coltelli trovati nelle abitazioni degli indagati. I falsi riguardano invece una serie di verbali. L’inchiesta è partita a febbraio 2017 e si è chiusa nel giugno scorso con le misure cautelari e i nomi dei carabinieri iscritti nel registro degli indagati.

Per trentuno di loro la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Ed è per loro che è stata celebrata ieri in tribunale la prima udienza preliminare. Sono usciti dall’inchiesta invece il colonnello Valerio Liberatori e l’ex comandante della caserma di Pontremoli Saverio Capelluti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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