Il Tirreno

le visite guidate

di Alessandra Poggi

CARRARA. Antichi utensili, vecchie macchine, reperti storici di ogni età. Persino la ricostruzione minuziosa di quelle che un tempo erano le case dei cavatori. Il tutto raccolto nel piccolo museo del...

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CARRARA. Antichi utensili, vecchie macchine, reperti storici di ogni età. Persino la ricostruzione minuziosa di quelle che un tempo erano le case dei cavatori. Il tutto raccolto nel piccolo museo del cavatore di Fantiscritti. Lo aveva fondato Walter Danesi nel 1987 come testimonianza per l'amore della sua terra. Nativo di Bedizzano era però cresciuto in quel piazzale di Fantiscritti, dove da più grande lavorava come "bagascio". Dopo la sua scomparsa il 29 settembre scorso, del museo se ne occupa il nipote che proprio come lui si chiama Walter. Una tradizione di famiglia, che testimonia la voglia di portare avanti un lavoro: quello di testimoniare il lavoro del marmo nel corso dei secoli e la dura vita dei cavatori. Un museo a cielo aperto, ambientato nello scenario naturale delle cave, le stesse visitate da Michelangelo per scegliere i blocchi per le sue opere. Un bacino straordinario visitato ogni anno da milioni di turisti. E una volta arrivati lassù ci sono delle tappe obbligatorie. Il museo del marmo di Danesi, la cava in galleria di Ravaccione e per i più temerari c'è anche il tour in jeep sulle ripide vie di arroccamento. Da questa domenica (4 febbraio dalle 10 alle 13) partono le visite guidate intitolate "I luoghi di Michelangelo". Ma queste attrazioni sono aperte tutti i giorni, e i turisti non mancano. Neppure durante le giornate fredde e piovose. Noi al museo del marmo ci siamo andati in anteprima ed abbiamo parlato con il titolare Walter Danesi, che con molto orgoglio ce lo ha fatto visitare. «Il nostro marmo - racconta - è un'eccellenza in tutto il mondo. E lo era anche più di sessant'anni fa, quando il lavoro lo facevano tutto gli uomini. Oggi ci sono le macchine ma quello del cavatore resta un lavoro pesante e pericolo. Questo museo è unico nel suo genere e nel mondo. Mio nonno con grande lungimiranza, quando si è passati alla lavorazione con il filo diamantato, ha comprato a peso di ferro vecchio tantissime macchine. Il nostro filo elicoidale è funzionante. Pensate - prosegue - che una troupe egiziana è venuta a filmarla per un documentario su Abu Dhabi. Ma non si tratta di un caso isolato - spesso quando fanno film storici sulle cave o su Michelangelo vengono da noi per vedere come sono fatte queste vecchie macchine. Le abbiamo parecchie volte a titolo gratuito alle produzioni». Walter mostra orgoglioso ogni pezzo e cimelio del suo museo, non smette di nominare il nonno e parla di tutte le testimonianze di affetto ricevute da tutto il mondo dopo la sua morte. Nel museo oltre a varie sculture e blocchi tagliati di origine romana e rinascimentale, ci sono una vecchia lizza, un carro di marmo con due buoi a dimensione reale, un plastico del museo, un negozio di souvenir e tanti utensili. Il clou del museo è la vecchia capanna. Una ricostruzione minuziosa di quella che un tempo era una casa. In circa 12 metri quadrati ci si viveva anche in dieci. Il padre cavatore, la madre e i vari figli. C'è il letto matrimoniale con il materasso in foglie di granoturco, il lavandino in marmo senza fontana, la madia per impastare, il camino, il fornello a carbone. Persino il vaso da notte e tutti originali. Anche un paio di scarponi rattoppatoti con del filo di ferro dei primi del Novecento. «Appartenevano ad un cavatore - spiega Walter - per avere un paio di scarponi nuovi - prosegue - servivano circa 15 giorni di lavoro a 15 ore il giorno. Lui questi soldi li ha usati per fare studiare i figli».

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