Sicurezza
«La discarica Fornace è ancora un pericolo» L’allarme del Comitato
Per i cittadini l’Arpat sottovaluta la presenza di inquinanti “C’è un pericolo per la salute, bisogna chiudere il sito”
MONTIGNOSO. I tecnici Arpat sottovaluterebbero il problema discarica, mentre le istituzioni locali, ancora una volta, sarebbero “indifferenti”. È per qusete asserite ragioni che il Comitato dei Cittadini contro la discarica di ex cava Viti torna a farsi sentire.
I tecnici regionali hanno annunciato lo stop momentaneo dei conferimenti di amianto e lo stoccaggio di inerti per andare a sanare la posizione illegittima rispetto alle famose quote 70/30 (70% inerti, 30% altri rifiuti) e hanno affermato – così riferisce il comitato – che sono i pozzi di controllo a contaminare la discarica e non il contrario , che gli esuberi dei prelievi di acqua dai pozzi e dei consumi idrici oltre il limite concesso in Aia e accertati per anni dalla stessa Arpat ora parrebbero non essere più così. «Ma chi ha fatto quegli accertamenti e denunciato le irregolarità?», si domandano i cittadini del Comitato. Che così proseguono: «Ci si dimentica di tutte le inottemperanze verificate negli ultimi anni, comprese le continue segnalazioni alle autorità giudiziaria, cercando di minimizzare anche sull’inchiesta che la Procura ha dichiarato aver istruito sulla discarica e con un colpo di spugna, si vorrebbe sanare tutto e ricominciare da capo, come se nulla fosse successo?» Il Comitato si augura poi che «Arpat, davanti ai cittadini e alla Procura, avrà valide argomentazioni per chiarire queste discrepanze e non solo quelle riguardanti i conferimenti: si vuole far passare un’industria insalubre di 1° grado come un’azienda che produce qualcosa di positivo per l’ambiente. Non è così, le discariche non producono nulla, si limitano a sotterrare prodotti e reflui, alterati dalla attività dell’uomo, semplicemente spostando il problema alle generazioni future, molti di essi sono inerti altri no, molti di essi sono speciali come amianto e pericolosi, per aerodispersione ma anche se dovessero finire nelle falde acquifere. Nulla è eterno comprese le geo-membrane che 10 anni fa davano come soluzione isolante perfetta e che oggi si legge, dopo ulteriori studi, che possono, perdere, rompersi, sciogliersi a seconda delle misture chimiche con cui vengono a contatto con la percolazione dei materiali sotterrati. Non esistono garanzie a medio o lungo termine di cosa potrà succedere sotto la discarica di Montignoso, senza dimenticare la fragilità delle strutture carsiche».
Insomma, i cittadini sono parecchio preoccupati e chiedono che «l’azione dei pubblici poteri deve tradursi in una prevenzione anticipata, questo è quello che dice la legge, ma tutte le affermazioni che sentiamo fare dalla Regione Toscana continuano a testimoniare la volontà di ignorare la non idoneità del sito, ribadita dal Ministero dell’Ambiente nel 2007, le conclusioni a cui giunse l’Inchiesta Pubblica con il suo giudizio finale negativo nei confronti della discarica e le risoluzioni votate all’unanimità dal Consiglio Regionale e dai quattro Comuni del territorio, richiedenti tutti la cessazione immediata dei conferimenti dei rifiuti a Cava Fornace».
Quanto all’amministrazione di Montignoso – è ancora la posizione dei cittadini del Comitato – essa « non può continuare a tenere questo colpevole atteggiamento di totale indolenza e indifferenza: deve chiedere l'immediato incasso delle royalties e lasciare quel denaro a ulteriore garanzia di eventuali emergenze per danni da inquinamento. Basta con una realtà che rappresenta un serio pericolo per la salute dei cittadini e che è, invece, solo profitto d’impresa, a discapito del nostro territorio.
Il Comitato e i cittadini vogliono la chiusura immediata della discarica».
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