Il Tirreno

«Ho scelto di tornare in carcere, per stare con mio padre»

di Alessandra Vivoli
«Ho scelto di tornare in carcere, per stare con mio padre»

Riccardo Vognozzi, figlio del killer del maresciallo Taibi in tribunale in manette al processo per i 14 furti nelle scuole

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CARRARA. Una confessione. E un grande atto d’amore, nei confronti di quello stesso genitore che lui, da figlio, aveva contribuito a far cadere nella disperazione più cupa.

Riccardo Vignozzi, 33 anni, ha confessato i furti commessi cinque anni fa nelle scuole. Lo ha fatto nell’aula del tribunale di Massa dove è arrivato (è difeso dall’avvocato Enrico Di Martino) in manette. Il tribunale di sorveglianza di Firenze nel novembre scorso gli aveva concesso l’affido in una comunità di recupero di Montecatini Terme.

Da qui Riccardo si è però allontanato volontariamente, per tornare in carcere a Sollicciano, dal padre malato.

Quel padre risponde al nome di Roberto Vignozzi, l’ex postino che sta scontando l’ergastolo per avere ucciso a colpi di pistola il maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi. Colui che aveva indagato sui suoi due figli, Riccardo e Alessandro, per vicende legate allo spaccio di stupefacenti. Ora Vignozzi padre in carcere sta male e il figlio ha rinunciato all’affido in comunità per aiutarlo, per stare insieme a lui.

La confessione: ho rubato, ma non ricordo nulla. «Ho sbagliato. E ho rubato. Ma non mi ricordo quando e come, ricordo poco di quel periodo perchè ero completamente dipendente dalla droga». È una confessione choc quella di Riccardo Vignozzi, il giovane che alcuni anni fa con il nome d’arte (così lui stesso si firmava) di Diabolok mise a segno diversi furti negli istituti scolastici cittadini. In 14 istituti.

Bottini di pochi spiccioli, quelli delle macchinette delle merendine, che la polizia gli trovò in casa al momento del suo arresto. La polizia di Carrara, infatti, lo arrestò dopo lpultimo furto. In quel colpo, prima di allontanarsi con la refurtiva, il giovane aveva lasciato un biglietto in cui, dopo aver chiesto scusa per il disagio creato alla scuola, spiegava il suo gesto con le difficoltà economiche frutto della crisi e si firmava ‘Diabolik‘. A tradirlo erano state le immagini di alcune telecamere a circuito chiuso e un’impronta digitale. Nel corso della perquisizione nella sua abitazione, i poliziotti avevano trovato gli abiti usati durante i furti, il passamontagna nero, arnesi da scasso, una buona parte della refurtiva.

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