Il Tirreno

l’imprenditrice del freo ha scritto a sua santità 

«Papa Francesco, a lei chiedo giustizia»

«Papa Francesco, a lei chiedo giustizia»

MASSA. L’anno scorso, a maggio, scrisse al ministro della giustizia Andrea Orlando. Questa volta, invece, ha deciso di tentare la strada del Vaticano, e si è rivolta a sua Santità Papa Francesco. Lei...

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MASSA. L’anno scorso, a maggio, scrisse al ministro della giustizia Andrea Orlando. Questa volta, invece, ha deciso di tentare la strada del Vaticano, e si è rivolta a sua Santità Papa Francesco. Lei è Assunta Del Freo, imprenditrice. L’obiettivo è sempre quello: «Riuscire ad ottenere, finalmente, attenzione sulla mia vicenda e ottenere giustizia».

Non solo la lettera, ma a Papa Francesco ha fatto recapitare anche un dossier in cui ricostruisce tutte le traversie, da quando, imprenditrice, fu sfrattata ingiustamente (lo dicono le sentenze). Era il 4 agosto del 2003 - ricorda - «ho subito lo sfratto esecutivo in via Puliche a Marina di Massa, con tanto di forze dell'ordine. Due ufficiali giudiziari e cinque avvocati». Lei è stata anche vittima di due furti, avvenuti rispettivamente a Massarosa e l'altro a Tonfano. Anche la Cassazione confermò che lo sfratto era illegittimo. Ma non è cambiato niente. «Non mi resta che sperare nel Papa», spiega affranta. Nella missiva, la Del Freo scrive fra l’altro: «Con il cuore gonfio di dolore, mi rivolgo a Lei, certa di essere confortata dal suo grande Amore. Non so come trovare le parole appropriate, nel doverla mettere a conoscenza delle cose che mi sono accadute e che, purtroppo, coinvolgono in modo negativo la Chiesa». Al Papa, in sostanza, ricostruisce una vicenda partita nel maggio 2001: «Dalla Diocesi di Massa-Carrara Pontremoli, mi viene dato l’incarico di coordinamento, per la progettazione e realizzazione di un centro diocesano, nonché l’interessamento per i finanziamenti, a copertura dell’intera opera. Il 4 agosto 2003, di punto in bianco, senza alcun preavviso e apparentemente senza una motivazione plausibile, il Tribunale di Massa, mi manda via dalla mia abitazione e sede lavorativa. Io faccio ricorso e il 23 ottobre la Corte d’Appello riforma la sentenza di Massa. Il 27 agosto 2009, vengo a conoscenza, che anche la Suprema Corte di Cassazione riconfermava la sentenza della Corte di Appello di Genova. Ad oggi mi trovo ai margini della società, manipolata e derubata». A suo avviso, la Diocesi l’avrebbe penalizzata perché poi quel centro diocesano non ebbe seguito, per lei. «A mio favore - ribadisce, tornando invece allo sfratto - c’è un sentenza della Cassazione, che prevederebbe un risarcimento dei danni, ma puntualmente, quando le autorità competenti vengono a sapere chi sono le persone coinvolte in questa brutta faccenda, mi si chiudono le porte davanti e attorno a me si crea il vuoto». Nata a Massa, vedova dai 1995, dal 2013 vivo presso una famiglia a Massa e sopravvivo con una pensione minima di reversibilità di € 650. Con questa mia, chiedo giustizia, nel rispetto delle leggi Divine e civili». (m.b.)

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