Il dolore
Addio Silvia, mamma coraggio muore a 48 anni
Montignoso: la donna lottava contro la Sla con il sostegno di Capanne. Un intero paese era diventato la sua grande famiglia
MONTIGNOSO. Una madre coraggio. Una malattia che non perdona. E un paese intero che, come ormai non accade quasi più (o sempre più di rado), ha seguito passo per passo una storia dove non c’è alcun lieto fine ma un segnale di speranza sì, quello della solidarietà autentica che diventa il valore aggiunto di una comunità. Una comunità che condivide tutto, anche il dolore.
Da ieri tutta Capanne, una piccola frazione di Montignoso, piange mamma Silvia, Silvia Piccini morta a 48 anni dopo aver lottato per due anni contro la Sla.
Silvia ha perso la sua battaglia. La sua è una storia di drammi, ma anche di sorrisi e speranze: la storia di una donna che ha lottato fino alla fine, anche dopo aver preso tanti schiaffi in faccia dalla vita.
Il primo dramma arriva quando Silvia ha solo 16 anni e muoiono, a distanza di pochi mesi, prima il padre e poi la madre. Silvia rimane orfana e sola con il fratello Bruno che ha solo 10 anni. Non si perde d’animo anche perchè a sostenerla c’è il suo paese, Capanne. C’è una comunità che cresce le i e il fratello come fossero figlioli di tutti. C’è il parroco, don Bernardo Scusa che si fa in quattro per Silvia e per Bruno.
La ragazzina diventa così una donna, una giovane sposa e la madre di due bambini che ora hanno 12 e 14 anni. Per Silvia, che trova lavoro in una ditta di pulizie, è il tempo dei sorrisi, della gioia. Fino a qualche anno fa quando la salute comincia a vacillare. Anche stavolta Silvia trova il suo paese, la sua gente pronta ad aiutarlae a sostenerla in un’altra battaglia.
«Silvia abitava davanti a casa mia, proprio a pochi metri - ricorda oggi l’assessore all’ambiente del comune di Montignoso, Massimo Pepe - Quando la malattia ha dato i primi segnali ricordo che sveniva spesso e molte volte sono stato io a soccorrerlo. Da allora mi chiamava il suo angelo custode».
In tanti hanno teso una mano a Silvia, si è costituito perfino un comitato “Insieme per Silvia” per aiutare la mamma coraggio a affrontare la malattia. Grazie ai fondi raccolti Silvia ha potuto essere operata in Germania, ha potuto sostenere tutte le cure. Un calvario durato due anni e affrontato con il sorriso sulle labbra. Anche nei momenti più cupi, anche quando il marito, operaio edile, ha dovuto fare i conti con la crisi e con la perdita del lavoro. Lei, Silvia, non si faceva abbattere. Sapeva di avere un paese intero che faceva il tifo per lei. Anche se si era trasferita a Cinquale il suo cuore era rimasto a Capanne, dove vive il fratello Bruno. Dove ci sono gli amici, il parroco, la sua grande famiglia quella che il destino le aveva portato via e le si era ricreata ancora più numerosa perché era costituita da una paese intero. Un paese che l’ha sostenuta fino all’ultimo. Silvia la lottatrice ha perso la sua ultima battaglia.
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