Gioco
Caso Ulivieri, Cgil attacca: qui si tenta la speculazione
Paolo Gozzani chiede al sindaco di cambiare la destinazione d’uso del capannone: «Diventi area artigianale, in questo modo potrà insediarsi solo un’attività produttiva»
di Chiara Sillicani
MASSA. Per Paolo Gozzani, segretario provinciale della Cgil, quello della Ulivieri Ricambi srl è un caso scuola, «la dimostrazione - il segretario va al cuore del problema - di come l’impresa aspiri a guadagnare più dalla speculazione che dal lavoro». E quando parla di speculazione, Gozzani pensa «al bel capannone che l’azienda possiede nella zona ex Dalmine». Lì si è insediata nel 2005 e probabilmente - rincara il sindacalista - lo ha fatto forte delle agevolazioni previste all’epoca per imprese che ridessero vivacità al tessuto produttivo apuano. Ora l’Ulivieri, con i bilanci in attivo e la capacità di stare sul mercato, opta per una cessione del ramo d’azienda ad una multinazionale, ma - per proseguire le argomentazioni di Gozzani - il capannone, a destinazione commerciale, in fascia di bordo, rimane e ha un valore non da poco.
La Ulivieri Ricambi è, in effetti, un’azienda sana, con bilanci in positivo, un’azienda che produce accessori per carrelli elevatori e che regge la concorrenza. Nonostante la buona salute, i 12 dipendenti in quel di Massa e una divisione a Rho con altri due lavoratori, la Srl opta, come dicevamo, per una cessione di ramo d’azienda al colosso belga Tvh, multinazionale del settore con clienti in 170 paesi. Tvh si impegna a riassumere i dipendenti (8 impiegati e 4 operai), ma nella sede operativa di Torino.
Un «licenziamento mascherato» secondo la Cgil, un modo per motivare i lavoratori, molte donne con figli, a dire no e ad accettare «un accordo blindato che metta l’azienda al sicuro dagli strascichi di una vertenza». I lavoratori si spostano e il capannone si libera. Lo ha ribadito ieri la Cgil seduta al tavolo con sindaco e lavoratori. A quel tavolo Paolo Gozzani è andato dritto al sodo e ha chiesto all’amministrazione che «la destinazione d’uso dei capannoni dismessi sia cambiata». Non più commerciale con possibilità di insediamento, magari da parte della grande distribuzione, ma artigianale. Perché quel passaggio - chiarisce Gozzani - eviterebbe speculazioni: se il capannone è artigianale può ospitare solo un insediamento produttivo.
«Noi - prosegue il segretario di Cgil - non abbiamo alcuna intenzione di favorire soluzioni di tipo speculativo o finanziario. Dobbiamo trovare formule per incentivare le aziende virtuose e contemporaneamente per evitare forme speculative e una soluzione potrebbe essere proprio agire sulle destinazioni d’uso». Tema complesso, per altro in un quadro di totale caos sul fronte dell’urbanistica, ma una sfida che - il sindacato ne è certo - deve essere colta.
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