La manifestazione
Ora una causa civile per i risarcimenti
Tre delle pazienti della struttura di via Del Medico pronte a chiedere i danni per quanto patito
CARRARA. Vedere la propria nonna, la propria madre, legata alla seggiola. Con il pannolone sporco mentre prova a divincolarsi dalle fasce che la tengono immobile al letto per poter bere un bicchiere d’acqua.
Vedere una donna di quasi cento anni, 99 compiuti lo scorso ottobre, umiliata e picchiata. E portare negli occhi quella immagine, per sempre.
È con questa tristezza negli occhi che alcuni parenti di una delle parti offese hanno deciso di intraprendere una causa civile di risarcimento nei confronti della direttrice e delle operatrici dell’ospizio lager. In due si sono rivolte all’avvocato Simone Barbieri, una al legale Giuseppe Ricciotti: avrebbero voluto costituirsi parte civile nell’udienza preliminare di ieri davanti al gup che ha accolto la richiesta di patteggiamento impedendo quindi la costituzione stessa.
Non si andrà a processo per quel che riguarda i profili di rilevanza penale di una vicenda che ha scosso tante famiglie e una comunità intera. Perché dietro alle carte, dietro le intercettazioni e quando stabilito dal giudice Alessandro Trinci ci sono facce, occhi e carne. Ci sono anziani, come la nonnina di quasi cento anni, che ha visto l’orrore e che fatica a superarlo. «I parenti sono costernati - spiega l’avvocato Barbieri - quello che hanno sentito e visto li ha destabilizzati. Pensavano che i loro cari fossero in buone mani. Hanno invece scoperto che stavano vivendo un vero e proprio inferno».
Un orrore raccontato da mesi e mesi di indagini che presero le mosse dalle denuncia di una stessa ospite che, durante un breve soggiorno aveva capito che, in quella residenza assistita succedeva qualcosa di molto grave.
Subito dopo era stata una delle dipendenti dell’ospizio a rivolgersi ai carabinieri per denunciare quello che accadeva fra le mura della struttura di via Del Medico.
Da qui si era mossa la Procura. Dopo queste denunce i familiari degli anziani ospitihanno toccato con mano l’orrore. Hanno visto la madre, il padre, legati al tavolo. Hanno sentito le operatrici negargli da bere, minacciarli di morte. Hanno sentito dire alla propria nonna: «Non provare a slegarti sennò ti affetto». E, soprattutto, hanno visto l’orrore negli occhi dei propri cari.
(a.v.)
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