Il dolore
La spada di Damocle di Cermec
Minori conferimenti di rifiuti dalla Liguria rischiano di far aumentare le tariffe
CARRARA. Emanuele Giorgi, l’amministratore unico di Cermec Spa, a rapporto in Commissione Bilancio. La situazione è delicata: la società è, dal 2011, in concordato preventivo nel tentativo di risanare un forte livello di indebitamento a cui, ha spiegato l’amministratore, la società sta mettendo mano avendo già versato circa 14.000.000 di euro ai creditori a fronte di 3.900.000 euro circa ancora da versare. Ma la spada di Damocle sulla testa dei cittadini che potrebbero vedere aumentare la tariffa da pagare per lo smaltimento è dovuta alla decisione della Regione Toscana di disdire anticipatamente l’accordo interregionale con la Liguria: questo provocherà un deficit di conferimenti di 25.000 tonnellate all’anno, una riduzione di ricavi per circa 3 milioni in un anno e potrebbe comportare un incremento per le tariffe pari a euro 20 per tonnellata. Questo significherebbe, dato che Cermec deve rispettare, secondo concordato, un versamento annuo di 2.000.000 di euro nei confronti dei suoi creditori e dovendo quindi per questo l’impianto lavorare a pieno regime con 130.000 tonnellate di rifiuti da smaltire annui e considerato che il comune di Carrara ogni anno conferisce in media 25.000 tonnellate di rifiuti, questi 20 euro per tonnellata si trasformerebbero per Carrara in 500.000 euro che andrebbero a gravare sulle casse del Comune, da affrontare o tramite aumento tariffario o comunque con un esborso da parte delle casse comunali. L’amministratore a questo proposito ha lasciato poche alternative: «O arrivano rifiuti dalla Toscana o si dovranno innalzare le tariffe». Del resto la Regione stessa, ha specificato Giorgi, ha motivato la scelta nella necessità di mantenere gli impianti regionali per le esigenze della Regione: «Ci si augura quindi che i minori conferimenti vengano compensati con maggiori conferimenti provenienti dalla Toscana». Un’altra spada di Damocle che pende sulla società stessa si avrebbe nel caso in cui la Corte di Cassazione confermasse la sentenza d’Appello di Firenze sul concordato. In questo caso si dovrebbe dare vita a un nuovo concordato, ammettendo anche Unicredit, per un credito di circa 15.000.000 di euro, la cui fondatezza è però contestata da Cermec: si tratta infatti di una garanzia che la banca aveva ottenuto sul finanziamento concesso a ErreErre, una società mista partecipata da Cermec e dal privato Delca, poi fallita e al centro anche di processi penali. Il nuovo management di Cermec però ha sempre ritenuto quella garanzia non legittima e pertanto non ha mai riconosciuto il debito. «Abbiamo costituito un Fondo Rischi in bilancio di 3.900.000 euro che dovrebbero fronteggiare le eventuali pretese di Unicredit nel caso in cui la sentenza venisse riformata dalla Cassazione» ha spiegato Giorgi. Che ha però annunciato che Cermec sta avviando una parallela causa civile per il riconoscimento negativo del debito. (fra.vatt.)
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