Vita dura per i nidi: lavori a singhiozzo e assunzioni bloccate
Tagliata una sezione lattanti. Persi otto posti. E alla Maternità c’è ancora il cantiere in giardino
MASSA. Personale non sostituito, cantieri aperti e lavori non conclusi. Posti ridotti e traslochi in corso d’anno. Davvero non se la passano troppo bene i nidi comunali. Salute cagionevole per loro, nonostante i tanti riconoscimenti, anche regionali, e la professionalità di chi con i piccoli lavora ogni giorno.
L’asilo Arcobaleno - per andare al cuore della vicenda - ha fatto i bagagli dal primo piano di via Turati per trasferirsi alla Mongolfiera, all’ex Mattatoio. In quel primo piano, sopra ad un nido ancora pienamente funzionante, l’Aquilone, sono arrivati gli operai. Scopo: mettere in sicurezza spazi inadeguati e riportare “a casa” i piccoli ospitati provvisoriamente all’ex Mattatoio. I bambini avrebbero dovuto dire addio alla Mongolfiera a Natale per rientrate nei locali di via Turati a gennaio. Peccato però che sia arrivato l’inghippo perché - parola di Uilian Berti, assessore ai lavori pubblici e di Silvana Sdoga, delega all’istruzione - gli interventi interni all’edificio sono conclusi, quelli esterni no.
«La scala - chiarisce Berti - deve essere realizzata dalla ditta che ha vinto l’appalto di Erp per costruire gli alloggi popolari all’ex Mattatoio. Deve farla a sue spese perché noi, liberando il nido Mongolfiera, semplifichiamo loro il lavoro. A dicembre, però, la ditta in questione non aveva ancora firmato il contratto con Erp e, in attesa di quella firma, non ha realizzato la scala».
Tutto fermo, quindi, almeno fino a Pasqua quando, con una settimana di stop potrebbe scattare, genitori permettendo, il trasloco dalla Mongolfiera. Cantiere fermo, ma recinzione in giardino e bambini dell’Aquilone, al piano terra dello stabile, costretti a guardare il sole dalla finestra. E non è finita perché esiste un altro risvolto della vicenda: alla Mongolfiera gli spazi per i lattanti non ci sono, né sono stati previsti nel nido ristrutturato in via Turati. Risultato: 8 posti in meno per i più piccini. Una sezione persa.
Cantieri ad intermittenza, traslochi annunciati e non realizzati e meno posti. Ma c’è di più perché la coperta è corta e ai nidi tocca fare i conti con un organico sempre più striminzito.
Alla Giostra di Ortola a dicembre un’educatrice ha raggiunto il traguardo della pensione. È stata sostituita con un bando di mobilità: la collega, arrivata da Firenze, contava su un’assunzione a tempo indeterminato da gennaio. Ma a mettere i bastoni tra le ruote ci ha pensato la politica: il 31 dicembre non ha approvato il bilancio e addio ai contratti di lavoro. L’educatrice non è rientrata dopo le festività e da ieri mattina ha ripreso servizio in quel di Firenze. Di una supplente neanche l’ombra: dall’8 gennaio tocca alle educatrici in servizio fare i salti mortali e garantire la copertura. Senza dimenticare che di pensionamenti nei nidi, da qui a maggio, ce ne saranno altri tre, due nella stessa sezione. E il timore è che il Comune scelga per l’esternalizzazione visto che due sezioni del nido marinello Il Cavalluccio e una della Giostra sono già affidate alle cooperative.
Rimane poi un interrogativo: quando i lavori all’ex Mattatoio saranno finiti e gli spazi della Mongolfiera riutilizzabili, allora si tratterà davvero di capire se lì sorgerà un altro nido comunale o se quel servizio verrà appaltato. Interrogativi, troppi, per quello che è il fiore all’occhiello dei servizi comunali.
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