Il dolore
Appuntato finisce agli arresti domiciliari
Il militare, già indagato, potrebbe avere cercato di inquinare le prove. Gli sarà messo anche il braccialetto elettronico
LICCIANA NARDI. Arresti domiciliari con braccialetto elettronico per l’appuntato scelto dei carabinieri Amos Benedetti, uno degli indagati nell’ambito della maxi inchiesta sulle presunte violenze commesse dai carabinieri in Lunigiana che vede coinvolti 37 militari. A quattro mesi dalla “esplosione” di questa clamorosa indagine che ha investito l’Arma, dunque, il lavoro degli inquirenti non è finito. E arriva adesso un provvedimento restrittivo nei confronti di uno degli indagati che ha tutto il sapore della risposta della Procura a un tentativo di depistare od ostacolare le indagini.
Il procuratore capo della Repubblica Aldo Giubilaro non si sbilancia sulle ragioni di questo nuovo “arresto” (il magistrato aveva chiesto la custodia cautelare in carcere; il Gip ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ritenendole misure idonee a salvaguardare le esigenze cautelari). Ma sembra che gli investigatori abbiano in mano elementi tali da far ritenere che Benedetti abbia cercato di inquinare le prove a suo carico (o eventualmente a carico di altri inquisiti) o di deviare le indagini. Cosa che, del resto, secondo la Procura già avrebbe fatto in passato.
Tra i reati contestati all’appuntato nella maxi inchiesta – che si rifersce a fatti avvenuti tra il 2016 e il 2017 – c’è, infatti, anche quello di avere rivelato al brigadiere Alessandro Fiorentino l’esistenza di un procedimento penale a suo carico e di intercettazioni sulle sue utenze telefoniche. Aiutando così il collega a eludere le investigazioni della procura.
Insomma, si potrebbe trattare di una specie di recidiva da parte dell’indagato che ha indotto il procuratore a chiedere ottenere provvedimenti cautelari. Una iniziativa – dice il procuratore capo Aldo Giubilaro – adottata «con rammarico». «Esprimo rammarico – dice – per l’adozione di una misura nei confronti di un ulteriore carabiniere. La Procura ribadisce l’apprezzamento suo e dei magistrati dell’ufficio per la più che encomiabile attività quotidianamente svolta dai militari dell’Arma a tutela della vita, dell’incolumità e della sicurezza di tutti, anche a costo di rischi e di sacrifici personali. La procura – aggiunge ancora Giubilaro – evidenzia tuttavia l’inderogabile necessità in uno Stato di diritto di procedere nei confronti di chiunque risulti responsabile di fatti penalmente rilevanti a prescindere dalla pur lodevole attività normalmente svolta. Carabinieri compresi, non essendo consentito che la sola appartenenza a questo meritevole e glorioso corpo renda immuni da ogni responsabilità e metta al riparo dal subire indagini». Quelle indagini, sottolinea ancora Giubilaro togliendosi un sassolino delle scarpe – che «nel caso dei singoli e ben individuati carabinieri della Lunigiana, hanno portato all’acquisizione di elementi di prova ritenuti fondati - con riguardo a tutti gli indagati e aldilà della posizione di uno di loro - oltre che dal giudice per le indagini preliminari che ha disposto le misure, anche dai tre altri giudici del Tribunale per il riesame di Genova e persino dai cinque della suprema Corte di cassazione.
Amos Benedetti, 48 anni, in servizio alla caserma di Licciana Nardi all’epoca dei fatti (poi trasferito a Firenze), difeso dall’avvocato Silvio Gabrielli, è accusato di detenzione illegale di armi; rivelazione di segreti di ufficio; minacce, corruzione. In particolare, secondo gli inquirenti, nel maggio scorso, l’appuntato entrò nel bar Lucas di Soliera - così si legge nelle carte - e «rivolgendosi a tutti gli avventori presenti minacciava i cittadini marocchini che avevano reso dichiarazioni contro i carabinieri gridando che avrebbe preso un kalashnikov e avrebbe fatto una strage dei marocchini stessi». Di più: il carabiniere è accusato anche di avere indotto una giovane marocchina, fermata durante un controllo e trovata con patente irregolare, a un rapporto sessuale orale, in cambio dell’annullamento della multa.
Claudio Figaia
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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